20110410

Inneres auge

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore
che con il tempo, e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: inneres auge, das innere auge.

...

Ma quando ritorno in me, sulla mia via, a leggere e studiare,
ascoltando i grandi del passato mi basta una sonata di Corelli,
perché mi meravigli del Creato!

20110407

FB/MS - 10° stratagemma

Quello che c'è, ciò che verrà, ciò che siamo stati
E, comunque andrà, tutto si dissolverà.
Nell'apparenza e nel reale, nel regno fisico,
o in quello astrale, tutto si dissolverà.

Sulle scogliere fissavo il mare
che biancheggiava nelll'oscurità.
Tutto si dissolverà.

Bisognerà, per forza, attraversare alla fine
la porta dello Spavento Supremo.

FB/MS - 9° stratagemma

Atomi eterni inalterabili, e senza causa.
...
Tempi tumultuosi, e quindi resto confinato
nella mia stanza, immobilizzato
da così tanta lontananza (d)al mondo.
Mi sento estraneo.

FB/MS - 8° stratagemma

To be a kangaroo
To be a spider
Metamorphosis is coming.

FB/MS - 7° stratagemma

Nella sventura non ti colga sgomento
per te non sorga il giorno
che alla tua gioia sia compenso di dolore
Ah, quante volte un malefico vento ti colse
ma il soave profumo risaturò subito l'aria.

Il nembo spesso sovrastò minaccioso
ma fu disperso prima che dal grembo scuro
si scatenasse orribile tempesta
Ah, quanto fumo si levò che non fu fiamma
sii forte e sereno anche nei giorni dell'avverso fato.

In un canneto un vento asciutto e svogliato
portava insieme confusi e inutili pensieri
Ah, quante volte alzando gli occhi al cielo
spinte dalle correnti ho visto le nuvole vagare.

La sera insegna ad attendere il giorno
che arriva come sempre a chiudere i passaggi della notte.

FB/MS - 6° stratagemma

We're come from stars' cosmic nature
Now we are destroying the future

FB/MS - 5° stratagemma

L'odore di polvere da sparo
sparso per quartieri mentre una banda
accompagna le reliquie della santa,
impulsi religiosi dell'Occidente. Accidente.

La parte sinistra di Baku
guardando il porto.
E' la vedetta.

FB/MS - 4° stratagemma

Resisterà alle dolci lusinghe la Fortezza Bastiani?
Bugiardi imbonitori l'assediano
con violenze degne di Tamerlano
Resisterò andando incontro al piacere
ascoltando il respiro, trattenendo il calore
su un'altra forma d'onda intonerò il mio pensiero
Ho camminato girando a vuoto
senza nessuna direzione
Mi tiene immobile nei limiti
l'ossessione dell'Io.

Mi ritrovai seduto su una panchina
al sole di febbraio
un magico pomeriggio dai riflessi d'oro
E mi svegliai con l'aria di pioggia recente
che aveva lasciato frammenti di gioia.

FB/MS - 3° stratagemma

Mostruosa creatura, il suo nome è fanatismo.
Solo quando il sacro parla l’eccelso prende forma.
...
S'invade, si abbatte, si insegue, si ammazza il cattivo.
Si inventano democrazie.

FB/MS - 2° stratagemma

Giorni e mesi corrono veloci,
la strada è oscura e incerta,
e temo di offuscarmi.
Non prestare orecchio alle menzogne,
non farti soffocare dai maligni,
non ti nutrire di invidie e gelosie.
...
In silenzio soffro i danni del tempo,
le aquile non volano a stormi.
Vivo è il rimpianto della via smarrita
nell'incerto cammino del ritorno.

FB/MS - 1° stratagemma

Andando a caso consideravo, girando per strade vuote,
che l’equilibrio si vede da sé, si avverte immediatamente.
...
Scorrono gli anni nascosti dal fatto che c’è sempre molto da fare,
e il tempo presente si lascia fuggire, con scuse condizionali.
...
Tra i sussurri l’indolente ebbrezza di ascendere e cadere qui,
tra la vita e il sonno, la luce e il buio, dove forze oscure
da sempre si scatenano.

20110401

Il biennio legale

Un po' come l'ora legale: un intervallo di tempo che si somma a quello che ossessivamente misuriamo da millenni per regolarci nelle nostre vite.
Il biennio legale, per chi lo adottasse oggi, consentirebbe di saltare direttamente al primo aprile del 2013. Secondo me conviene, anche per il fatto che se l'ora legale mi viene "restituita" a fine ottobre, per il biennio legale la norma prevede il ritorno indietro di 2 anni tra 10 anni.
Dal 2023 al 2021, sempre il primo aprile. Saluti.

20110330

IK7 (terza)

"Agisci in modo che la tua volontà possa essere considerata come istituente una legislazione universale". In effetti questo terzo imperativo categorico è un po' tostarello per me, che ritengo la mia (per fortuna) crescente umiltà alla base di ogni mio possibile passo in avanti che mi augurerei di compiere in futuro. Ma io mi fido molto di Kant e quindi, a decorrere da oggi, agirò nel modo sopra indicato.
Saluti.

20110329

Imparabilità 2

Ribaltando il punto di vista, lo stesso tiro partito improvvisamente da lontano, imparabile, che porta la squadra avversaria in vantaggio, costringe i delegati ufficiali all'attacco a porsi il problema di come provare almeno a pareggiare e poi magari anche a vincere.
Un tiro imparabile per imparare, anche a tirare.

20110328

Imparabilità

E' spesso un tiro che arriva improvvisamente da lontano, imparabile, e quindi quasi sempre una rete subita, a costringere un portiere ad imparare come proteggersi meglio dagli avversari, senza fidarsi troppo dei suoi ufficiali delegati alla difesa.
Un tiro imparabile per imparare.

20110325

Modellistica fisica

Non è semplice studiare in laboratorio, attraverso modelli fisici in scala ridotta, quello che accade a grandezza naturale, anche in manufatti cosiddetti "artificiali", da considerare (secondo la visione di Magris) comunque facenti parte dei fenomeni naturali, visto che realizzati da chi ne è comunque parte.
Uno dei problemi più ricorrenti, a cui davvero non mi è stato possibile dare soluzione, è senz'altro quello della riproduzione su modello di una serie notevole di fenomeni che definirei genericamente "locali" (sia in regime permanente che nelle fasi di moto vario di avvio o di stop), che producono frequenti irregolarità nei flussi, turbolenze praticamente incontrollabili e, in definitiva, una globale dissipazione di energia. Tutto nasce dalla difficoltà di riprodurre in laboratorio gli effetti (per l'appunto principalmente locali) delle piccole irregolarità, degli spigoli, degli angoli, dei vertici per il semplice fatto che a grandezza naturale, nel senso prima spiegato, la dissipazione di energia totale dovuta a questi effetti resta trascurabile per la loro scarsa rilevanza, mentre su scala ridotta la stessa irregolarità, lo stesso spigolo, angolo o vertice producono, percentualmente, variazioni non trascurabili, e ovviamente in perdita, di energia.
E allora a volte, sì, butto pure il modello con l'acqua sporca.

20110324

Unità (vere o presunte)

Il problema non è la gestione da parte di un rigido comando di più parti distinte, pressoché autonome (salvo alcuni indispensabili momenti di confronto), con precise deleghe da rispettare. La speranza di avere più successo nel completare la missione presto e bene, che resta la cosa più importante di tutte, prevale senz'altro sulle obiezioni relative ai costi (sempre crescenti) che la presenza di più parti distinte comporta sempre.
Il problema è semmai la presenza in una stessa unità di divergenze insanabili. Lo dicono anche gli psichiatri, del resto. In una mente (che sarebbe il rigido comando) un po' di bi-polarismo o anche tri o esa, o epta, deca, endeca-polarismo con setti rigidi ed impermeabili (che sarebbero le parti distinte con deleghe precise per il successo della missione) non guasta mai, o meglio, diciamo quasi mai, mentre quello che porta ai VERI guai è altro. E' in particolare quella strana tendenza a frammentare continuamente l'unità centrale, apparentemente senza dividerla, ma facendola diventare inefficiente nel compimento di una qualunque missione.
Io comunque resto amico, per sempre, di chi mi ha aiutato.

Ansia di notizie

L'errore che si può fare in certi casi è quello di cedere all'ansia di conoscere sempre nuove notizie, le cosiddette "novità", rincorrendo ogni visibile corpo semi-galleggiante che emerga, anche solo temporaneamente, dal flusso incessante dei fatti, e quando è viceversa noto a tutti che il vero sapere, quello molto fine, viaggia giustamente con la velocità della sedimentazione fine, appunto.
Periodo oggettivamente incasinato, sorry.

20110318

Ansa - notizie

Ci sono in giro delle bellissime foto, di cui alcune credo scattate da satellite, che consentono di osservare molto bene questo tipo particolare di curva con cui i grandi fiumi cambiano direzione per angoli compresi tra quello retto ed addirittura il piatto (e quindi ottusi, diciamolo). Sempre in zone pianeggianti e per le portate più frequenti, da quelle di magra a quelle di piena ordinaria, spesso in mezzo alla vegetazione, ma anche no. Ci si potrebbe domandare il perché del fatto che i fiumi si siano creati, in modo assolutamente naturale, percorsi così tortuosi.
A me lo hanno spiegato quando ero ancora un ragazzo, ma io l'ho capito davvero bene soltanto molto tempo dopo, sperimentando. Meglio tardi che mai, si dice.

20110316

Arginature

Il problema delle arginature mi è sempre più urgente da risolvere atteso il fatto che il tratto di fiume che meglio mi rappresenta è già da un bel po' quello che si sviluppa nella zona pianeggiante (spero ancora lunga da percorrere, intendiamoci) in cui la corrente è sicuramente già lenta, e quindi governata dagli ostacoli e dagli obiettivi di valle.
In questa zona le piene si combattono oramai solo con gli argini, e non è una bella notizia per la sostanziale passività di questo tipo di difesa. Se è vero che si possono infatti alzare argini alti alti alti (fino al soffitto, come vorrebbe la Lega con quello in sponda destra del Po) è da tener presente, molto presente, il problema delle sottopressioni che si sviluppano sotto l'argine, dove il terreno (una classica piana alluvionale) è permeabile e consente pericolose filtrazioni, crescenti al crescere del livello del fiume contenuto tra gli argini, appunto.
A volte osservo dei significativi fontanazzi al piede dei miei argini e quindi ho predisposto già tutta una serie di piezometri di tipo Casagrande, che mi stanno restituendo misure molto significative, ma ancora da elaborare ed interpretare. Posso già però dire con certezza che il rischio sifonamento è prossimo allo zero.

20110314

Elasto-plasticità

Se immaginassi qualcosa di elastico, di molto elastico, dovrei aspettarmi che qualunque carico, una volta passato, non lascerà traccia alcuna sulla struttura di partenza e tutto tornerà esattamente com'era prima. Ma esiste qualcosa che sia concretamente così? Direi proprio di no, perché anche già solo il tempo finisce con incidere profondamente sulla capacità elastiche di uno stesso materiale e quindi, ammesso che esistesse questa molecola ideale, non potremmo mai tirarla fuori anche dal tempo in cui si trova, una volta passata dal regime della semplice astrazione a quello della oggettivamente più complessa realtà. Data una qualsivoglia struttura, c'è quindi sempre una soglia del carico ben precisa, e non nota a priori, oltrepassata la quale risulta impossibile far finta che non ci sia mai stato il carico stesso.
Sarà per questo forse che ogni volta che c'è da superare una crisi e che quindi, con il lavoro, si cerca di tornare almeno al punto di partenza, diciamo alle condizioni iniziali, ci si scontra con situazioni per le quali il punto chiamiamolo di non ritorno elastico è stato abbondantemente superato e si è ormai dentro ad un campo "elasto-plastico" così incasinato che non vale proprio la pena di provare a ripercorrere all'indietro tutte le fasi sperando di azzerare, alla fine, gli effetti di un intero ciclo. Molto più logico mi sembra provare a risalire, a rialzarsi, seguendo una strada ben diversa. Dare per scontato che le deformazioni plastiche avvenute non si recupereranno mai più e puntare non al ripristino dello stato precedente la crisi, ma alla determinazione di un nuovo equilibrio anche migliore del precedente, che avrà dentro di sé i segni in parte indelebili della "caduta" subita, le cicatrici, ma che risulterà molto più stabile della stessa configurazione iniziale.

20110313

Claudio Magris

Questa cosiddetta natura, cui spesso gli uomini si contrappongono - ora con l'arroganza del dominatore, ora con l'angoscia del colpevole guastatore - come se non facessero anch'essi parte della natura, come se non fossero anch'essi natura, al pari degli animali, delle piante o delle onde? [...] Chi, come Goethe, ha il senso profondo dell'appartenenza della specie umana, come le altre specie, alla natura, sa che l'impulso dell'uomo a costruirsi una tenda o una casa non risulta meno naturale di quello che spinge i castori a costruire le loro dighe che si oppongono all'impeto, altrettanto naturale, delle acque.

20110311

8.9

Guardando le immagini relative al terremoto di 12 ore fa in Giappone ci si rende conto di quanto siamo piccoli e fragili. Se l'aver costruito ottime strutture antisismiche ha di certo ridotto enormemente il numero delle vittime, credo che basti osservare quelle barche in balia delle onde per capire tutto del nostro essere indifesi di fronte alla natura. Penso ai familiari di quelle persone in mezzo al mare che si vedono alla tv in queste ore nei vari tg, sul ciglio di quei gorghi immensi prima di essere inghiottite definitivamente dalle acque, e che hanno riconosciuto, o riconosceranno, quegli scafi.
Penso a loro in queste ore, e basta.

20110310

City, Leggo

Alla fermata della metro di Chiaiano lo aspettano come il pane davanti al forno e quando finalmente arriva ecco che ognuno cerca di arraffarne tante copie, come fossero appunto pagnotte da portare ai figli affamati a casa. E' il City. Al Vomero, viceversa, arriva prima il Leggo e viene preso in consegna nei bar, che non possono negarne una copia anche a chi non consuma, ma si affaccia per prendersi la sua quota di "free press", al massimo due copie, una per il collega che va al lavoro in macchina o per fare bella figura col capo. Considerando i modesti contenuti (cronaca nera, nazionale e locale, e poco altro) mi domando da dove provenga tutta questa voglia di sfogliare pagine, di soffermarsi sull'oroscopo. Forse deve essere che leggere qualcosa, qualunque cosa, distoglie per un po' dalle cose importanti da fare, dalle preoccupazioni in cui siamo immersi. Non so. Come sempre, anche se a volte non sembra, la critica la sto facendo solo a me, che pure faccio volentieri a meno di City e Leggo. Anch'io infatti ho le stesse esigenze e le risolvo in qualche modo. Quindi "SI', TI LEGGO".

20110305

Al dì sopra

Osservavo da un bel po' persone allegre, o meglio felici, proprio felici, entrare in un cunicolo presidiato da due enormi guardie in uniforme e mi chiedevo dove portasse. Nessuno infatti tornava indietro e i gruppi di uomini e donne che si formavano continuamente davanti a quell'ingresso, alcuni anche molto numerosi, mi davano l'idea di essere consapevoli di dover affrontare l'ultimo tratto di un percorso sostanzialmente concluso. In alto l'imponente montagna sotto la quale tutti ci trovavamo rimaneva in buona parte nascosta dalle nuvole, in perenne movimento, ma ben chiuse attorno alla vetta e il dubbio che ci fosse un ascensore in un pozzo verticale o un sistema di funicolari lungo un piano fortemente inclinato mi venne, alla fine di complicati pensieri su quale potesse mai essere l'altra uscita del cunicolo. Poteva essere benissimo che bisognava prima entrare di un bel po' dentro il versante, per l'appunto attraverso il cunicolo, per poi trovarsi planimetricamente nel punto giusto per l'ascesa finale. Rimasi col dubbio e non potevo certo chiedere ad alcuno in quanto fino a quel momento avevo ascoltato soltanto lingue per me incomprensibili e davo per scontato che non sarei mai stato capito. Mi sedetti allora abbastanza rassegnato su di una panchina di quel posto che mi era fin da subito sembrato un grande centro di smistamento ed attesi. Mi resi conto presto che potevo benissimo essere capito da chiunque, telepaticamente. Si trattava solo di pensare ad un qualunque dubbio in quel modo intenso che conoscevo ormai molto bene. Compresi quindi tutto il necessario per cominciare a muovermi nella giusta direzione, non in molto tempo, e mi accorsi di aver indovinato tutta la serie di mosse da compiere quando all'improvviso comparve lei. [...]. Eravamo ora in attesa di poter consegnare i nostri documenti a quella strana ed elegantissima reception a cui eravamo finalmente giunti, felici, e mi resi conto che affrontare quell'ultimo tratto, apparentemente difficilissimo e che avevo ritenuto erroneamente a me precluso, era stato di certo molto molto semplice.
Grazie a lei.

20110304

Napolinter o Internapoli?

Si propone, a decorrere dalle 12 di oggi 4 marzo 2011, l'istituzione di una libera associazione temporanea (con scadenza tra 36 ore), senza fini di lucro (è sempre bene precisare il totale distacco dai beni materiali), per tifare Juventus domani sera. Lo scopo principale è quello di vincere, insieme, le notevoli difficoltà che incontra un normale tifoso di Napoli o Inter

Camillo Benso (1810-1861)

Secondo me essere il primo Presidente del Consiglio dei Ministri dell'Italia finalmente unita gli portò un attimino sfiga. Anche all'epoca, infatti, morire a 50 anni e quasi 10 mesi, dopo meno di tre mesi dalla nomina di cui sopra, non era un fatto frequentissimo per chi poteva godere, come di certo il Conte di Cavour, di condizioni di vita ben più che dignitose. Ma comunque diciamo che in 50 anni il grosso l'aveva già fatto e fu presto pace, speriamo, all'anima sua.
Rileggendo la sua biografia mi ha colpito la vicenda della intensa relazione epistolare del ventenne Camillo con la già sposata, e già madre, Marchesa Anna Giustiniani Schiaffino, che morirà suicida una decina di anni dopo aver conosciuto quel ragazzo che l'aveva di certo affascinata per le sue idee e che per lei dovette diventare un vero tormento interiore, atteso che a lui dedicò le ultime parole del suo diario prima di gettarsi dal balcone di un palazzo in cui viveva da reclusa dopo che i familiari l'avevano data per matta. "Lo so che due occhi, una fronte cara mi hanno fatto augurare a me stessa l'anestetizzazione, mi hanno fatto completamente dimenticare la mia esistenza personale, avrei voluto che tutto quello che ho di vita fosse consumato in uno sguardo - che significa questo? Perché per me la mia felicità risiede in un altro? E perché quest'altro è Camillo?" Parole che le costarono anche la impossibilità di essere sepolta in una delle tombe di famiglia e infatti riposa (e forse è pure meglio) nella chiesa dei Cappuccini a Genova.
L'anno dopo questo lutto che, credo, dovette colpire profondamente il nostro Camillo, eccolo (a 32 anni) costituire l'Associazione agraria con cui dimostrò le sue capacità di economista e grazie alla quale divenne davvero molto ricco (in realtà lo era già di famiglia ovviamente, ma migliorò molto la sua situazione economica rispetto al suo già rispettabile punto di partenza) in soli 7 anni, fino al 1850, quando, a 40 anni, si dedica a tempo pieno alla vita politica diventando Ministro del Regno di Sardegna per 2 anni, poi Capo del Governo dello stesso Regno, fino appunto al passaggio alla stessa carica ricoperta per soli 3 mesi nel neo-costituito Regno d'Italia.
A Cavour successe nella carica di Presidente del Consiglio un tale Bettino Ricasoli, nato in una potente famiglia fiorentina e vissuto però sempre nei debiti. In effetti siamo sempre stati in tanti... Fu peraltro costretto alle dimissioni molto presto, già meno di un anno dopo aver assunto la prestigiosa carica, anche se 4 anni dopo la ricoprì nuovamente per altri 10 mesi. In mezzo ai suoi due incarichi come Presidente del Consiglio ci furono: Urbano Rattazzi, Luigi Carlo Farini, Marco Minghetti ed Alfonso La Marmora. Nei suoi primi 5 anni di vita (il tempo di una moderna Legislatura) ben 6 persone nominate Presidente del Consiglio della nostra Italia, a causa delle notevoli turbolenze politico-economiche che ci hanno da sempre accompagnato.
Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, si poteva già capire quasi tutto dei successivi 145 anni, cioè fino al 2011. E forse anche di più.

20110303

Giuseppe Mazzini (1805-1872)

"Il federalismo renderebbe inefficace il progetto risorgimentale, facendo rinascere quelle rivalità municipali, ancora vive, che hanno caratterizzato la peggiore storia dell'Italia medioevale". E chi lo avrebbe mai detto che "...un brigante italiano, magro, pallido, cencioso, ma eloquente come la tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato" (parola di Klemens von Metternich) fosse anche un vero profeta?
Manca davvero poco e ci scanneremo per quei quattro soldi in più che ogni Comune pretenderà di avere dal suo vicino per i motivi più disparati. Già mi vedo sul carretto, insieme al mio amico fraterno Gennaro, quando attraverseremo le valli risalendo i nostri amati fiumi ed ogni tanto qualcuno ci chiederà: "Chi siete?", "Sì, ma quanti ne siete?", per poi concludere: "Un fiorino!".

Inversioni a U

Tendenzialmente corro e quindi mi capita spesso di trovarmi davanti al gruppone. E questo non è affatto detto che sia un vantaggio per il fatto che, stando davanti, è più facile sbagliare strada. Non ci sono infatti molte scie da poter seguire e i bivi si susseguono, uno dopo l'altro, uno dopo l'altro, sempre. Quando è evidente che la strada intrapresa, quasi sempre in discesa all'inizio, non è la "retta via" che si cerca, e questo diventa evidente solo dopo che alcune tortuosità sono emerse e la "selva oscura" comincia a nascondere il sole anche se è mezzogiorno, si aspetta uno slargo, una radura, e si può procedere abbastanza in sicurezza con una bella inversione a U.
I primi che si incrociano dopo aver invertito la rotta sono quelli, pure abbastanza veloci, che procedevano magari seguendo proprio la mia, di scia, e che non sembrano però troppo preoccupati né dalle tortuosità né dall'oscurità che incombe. Un tempo mi preoccupavo di avvisarli dell'errore che avevo commesso a quel maledetto bivio senza indicazioni e finiva che invece di ringraziarmi per l'avviso fornito, mi dovevo anche sorbire la lamentela, a voce più o meno alta, per aver involontariamente indotto in errore altre persone. Oggi diciamo che me ne fotto, giusto per capirci, e sfreccio in direzione contraria a quella appena percorsa senza "curarmi di alcuno", ma solo "guardando e passando" oltre. Torno al citato bivio e imbocco l'altra direzione, quasi sempre in salita all'inizio, che mi appare man mano più dritta e luminosa, anche se al meglio pianeggiante e quasi mai in discesa.
Fino al prossimo bivio.

La caduta dei veli

Senza i numerosi veli, scivolati via inesorabilmente uno dopo l'altro, si possono alla fine osservare tutte quelle parti scientemente celate per anni. E si ha la conferma finale di quanto prima solo ipotizzato e poi man mano creduto con crescente convinzione. Che tristezza!

20110302

IK6 (Seconda)

"Agisci in modo da trattare l'umanità, così in te come negli altri, sempre e a un tempo come un fine e non mai solamente come un mezzo". Come è noto, il formalismo rigoroso impedisce di dare indicazioni concrete sul comportamento, ma quella sopra riportata è l'unica che si può comunque fornire, per il suo configurarsi in modo auto-evidente come indicazione per l'appunto pura-formale, e quindi valida a priori in modo universale. L'uomo come fenomeno non può non entrare, psico-fisicamente, in una catena di cause e mezzi, ma come noumeno, e cioè come essere spirituale indipendente dall'ordine fenomenico, esce dal determinismo e diventa un obiettivo che non rimanda ad altro in quanto valido in sé stesso, cioè un fine ultimo. L'uomo meta-empirico è la persona: possiede una ragione/coscienza che dà la libertà, nel senso di capacità di agire secondo libere finalità, completamente al di fuori da condizionamenti deterministici.
Ed è davvero bello sentirsi liberi dentro. Credetemi.

20110301

Attra(ppola)zione

Un topone navigato (figlio di zoccola) ha imparato (in genere a sue spese) a resistere bene al campo di attrazione emesso dal classico gran bel pezzo di formaggio se gli appare contenuto all'interno di un contesto trappolistico e/o presumibilmente avvelenato.
Ipse dixit.

20110228

IK5 (Prima)

"Opera in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere in ogni tempo come principio di una legislazione universale". Ogni comportamento umano deve passare dalla dimensione empirico-individuale del fatto a quella formale-universale dell'atto. Ogni condotta personale deve essere strutturata in modo da poter risultare valida in ogni tempo e luogo umano e ciò significa, in concreto, chiedersi se le norme che ispirano il nostro agire possano elevarsi a principi di comportamento universale. Da notare che il presupposto di tale obiettivo è quello di credere realmente alla uguaglianza tra gli uomini, tra tutti gli uomini, per la presenza in ciascuno di una ragione e di una coscienza. Sembrerà strano, ma in base alle mie famigerate indagini sperimentali, siamo in molto pochi a credere davvero a questo presupposto, nonostante sia politically molto correct dire di crederci. E questa cosa mi manda leggermente in crisi perché se fossimo davvero uguali ci dovremmo credere inevitabilmente tutti. Saluti paradossali.

20110225

IK4 (1724-1804)

Se l'uomo fosse un essere tutto razionale, egli seguirebbe senza grandi difficoltà i dettami della ragione anche nella vita pratica. Ma l'uomo è anche sensibilità e quindi è sollecitato dai suoi vari interessi, dalle sue passioni. Per IK è proprio questa contraddizione intrinseca nella natura umana a costituire il presupposto della vita morale poiché l'uomo "tutto ragione" si limiterebbe ad applicazioni meccaniche, e quindi a-morali, dei principi razionali relativi al suo agire pratico. Sarebbe un automa perfetto, ma quindi necessariamente privo di meriti particolari dovuti alle sue scelte e quindi anche alle sue rinunce. Finisce insomma che la ragione esprime dei "valori imperativi" a cui cerchiamo di tendere come funzioni del tipo y=f(x) definite in tutto R che, per x tendente a più infinito, si avvicinano, senza mai raggiungerli, a ciascuno di tali valori rappresentabili come asintoti orizzontali posti a quote y diverse tra loro, tanto più elevate quanto più elevato è il valore imperativo ad esse corrispondente. Imperativi che esistono da prima di noi e che permangono dentro di noi senza che potremo mai nel nostro percorso terreno vederli pienamente ed esattamente osservati da alcuno.
Sì, ma quali sono le Leggi che producono questi importantissimi valori imperativi? Lo scopriremo (forse) nella prossima puntata!

20110224

Carl Nilsson Linnaeus (1707-1778)

Già a 23 anni, dopo il trasferimento presso l'Università di Uppsala, a quel tempo la migliore della Svezia, cominciò a dare forma al suo metodo di classificazione tassonomica degli esseri viventi, anche se la cosa gli produsse una condanna per "sospetto di libertinismo" in quanto osava chiamare "sistema sessuale" quello costituito dagli organi riproduttivi delle piante. A volte anche i Tribunali sbagliano, purtroppo, ma le sentenze si rispettano sempre (come già visto qui nel blog per il caso eclatante di Socrate; go to 2011, january, 3rd thursday and 3rd friday).
Fatto sta che la vigente nomenclatura binomiale la dobbiamo a lui, al suo lavoro e a quello dei suoi allievi che giravano il mondo in cerca di conferme sperimentali per le ardite tesi che sostenevano rispetto alle gerarchie presenti in natura, tra le piante e gli animali. Ad ogni organismo esistente si attribuivano per la prima volta rigidamente due nomi (perciò binomiale): il primo per il Genere ed il secondo per la Specie. Evitando le precedenti, estese descrizioni (in Latino) per ogni carattere distintivo ritenuto di rilievo dal classificatore di turno che si fosse dedicato, per esempio, allo studio di una nuova pianta.
Ogni classificazione, di qualunque tipo, che segua dei criteri rigidi ottenuti dallo studio osservativo riesce a semplificare il lavoro finalizzato a creare ordine, migliorandolo allo stesso tempo.

20110223

VR from Zocca (Mo)

Eh, già
sembrava la fine del mondo
ma sono ancora qua
ci vuole abilità
eh, già
il freddo quando arriva poi va via
il tempo di inventarsi un'altra diavoleria.

Eh, già
sembrava la fine del mondo
ma sono qua
e non c'è niente che non va
non c'è niente da cambiare.

Col cuore che batte più forte
la vita che va e non va
al diavolo non si vende.
Si regala.

Con l'anima che si pente
metà e metà
con l'aria, col sole
con la rabbia nel cuore
con l'odio, l'amore
in quattro parole:
io sono ancora qua.

Eh, già
eh, già
io sono ancora qua.

Eh, già
ormai io sono vaccinato, sai
ci vuole fantasia
e allora che si fa?
Eh, già
riprenditi la vita che vuoi tu
io resto sempre in bilico
più o meno, su per giù.

Più giù, più su
più giù, più su.

Più su, più giù
più su, più giù
più su, più giù
più su.

Col cuore che batte più forte
la vita che va e non va
con quello che non si prende
con quello che non si dà.

Poi l'anima che si arrende
alla malinconia
poi piango, poi rido
poi non mi decido.
Cosa succederà?

Col cuore che batte più forte
la notte ha da passa'.
Al diavolo non si vende.
Io sono ancora qua.

20110221

IK3 (1724-1804)

Non essendo soddisfatto né dai giudizi analitici a priori (che chiariscono solo natura e carattere dell'oggetto, tipo un "tutti i corpi sono estesi") né dai giudizi sintetici a posteriori (che dipendono solo dall'esperienza, ad esempio "tutti i corpi sono gravi"), ecco la soluzione che IK trovò per ottenere delle modalità di giudizio diciamo migliori. Si tratta dei giudizi sintetici a priori, universali e necessari in quanto aprioristici ed in grado di ampliare la conoscenza per la loro capacità di sintetizzare quanto sperimentato, come un "tutto ciò che accade ha la sua causa".
I tipici giudizi sintetici a priori, che di certo esistono, sono quelli della Matematica e della Fisica, ma si deve riuscire almeno a cercarli (aspirando a trovarli) anche nella Metafisica, se la si vuole elevare a Scienza rigorosa.

20110219

PD from Naples

Cosa c'è oltre all'anima?
Tante cose che non ho capito mai
E penso a te... che sei l'unica
Perché nessuno ti ha mai guardata... come me.

It's a beautiful day
Oggi è un giorno di sole
It's a beautiful day
Senti come batte il mio cuore
It's a beautiful day.

Paura non ho... di morire
E stanno i "Mi ricordo, sì"
E ritrovarsi nella notte scura
A raccontare un mondo che non c'è
Che in ogni notte c'è un nuovo giorno
Chi vivrà vedrà
It's a beautiful day.

Chissà perché... dentro all'anima
Restano i sogni che non hai vissuto mai
E cerchi il Cielo in una lacrima
Certi ricordi ormai non se ne vanno più.

It's a beautiful day
Oggi è un giorno di sole
It's a beautiful day
Sento che si apre il mio cuore
It's a beautiful day.

20110218

Zero azzero

Lo 0 a 0 casalingo, in una competizione come l'Europa League, e specialmente nella fase ad eliminazione diretta, non consente troppi ottimismi. Le magie mancate di ieri sera (Cavani ha segnato, ma solo in fuorigioco) ci si augura che non mancheranno almeno nella partita di ritorno in Spagna, ma diciamo che, dopo ieri sera, non appare semplice andare a vincere fuori casa tra 6 giorni, e guadagnarsi il passaggio del turno contro una squadra che comunque gioca molto bene. Per andare avanti basterebbe peraltro anche un pareggio a reti non inviolate per la regola che premia chi segna fuori casa e lo "zero azzero" di ieri ha azzerato appunto almeno questo potenziale rischio che ieri il Napoli correva. Fosse finita 1-1 o 2-2 gli Spagnoli si sarebbero potuti asserragliare nel loro fortino puntando proprio al pareggio senza reti, mentre per fortuna dovranno per forza attaccare, scoprendosi inevitabilmente. Chi attacca si scopre sempre...

20110217

Cavanizzando Napoli

Mi spiace davvero non essere a Napoli, oggi. E non mi riferisco tanto all'esserci stasera (dalle 19) al San Paolo quanto proprio alla giornata lavorativa, e quindi alla frequentazione dei mezzi pubblici, al rito delle pause, dei quattro passi fino al mare dell'ora di pranzo. Oggi, e un po' anche ieri per mia fortuna, Napoli appare, e cominciava ad apparire, quasi totalmente "cavanizzata". Tutti ne parlano, tutti sognano che quel periodo d'oro che fu caratterizzato dall'indimenticato Diego possa oggi tornare con Cavani, anche lui Sudamericano, anche lui in grado di giocare alla grande e di essere presente nei cuori e nelle teste dei cittadini di Napoli, oltre che dei tifosi veri e propri del Napoli. Col Villarreal, stasera, anche chi non ha la "scheda" nel decoder non viene escluso dallo spettacolo grazie all'accordo con Rete4 e Cavani il miracolo, in questo, l'ha fatto davvero cacciando via (a calci, verrebbe da dire) lo squallido teatrino di Emilio, almeno per una sera. Ma ora ci aspettiamo le magie in campo e sono certo che non mancheranno! Forza Napoli!

20110216

James Prescott Joule (1818-1889)

Il passaggio di corrente elettrica in un qualsiasi conduttore, come è noto a chiunque abbia in casa una (sempre comoda) stufetta elettrica, genera fenomeni termici. Si attacca la spina, il conduttore (detto "la resistenza" per praticità) si riscalda pressoché istantaneamente e, dopo un po', sale anche la temperatura dell'aria ad esso immediatamente circostante. Un primo importante studio quantitativo di questa osservazione che appare oggi davvero molto banale risale al 1848 e consentì già allora di formulare una precisa Legge che lega la quantità di calore che si sviluppa nel conduttore alla sua resistenza, al tempo che trascorre man mano ed all'intensità di corrente. Legge che, una volta nota, dovrebbe far riflettere sul basso rendimento di una stufetta, o dello scaldabagno elettrico, soprattutto se non si trascurassero anche i rendimenti (anche questi bassi) che sono a monte della effettiva circolazione dell'energia elettrica in rete, e che variano a seconda della fonte di energia a cui si è attinto originariamente (al momento quasi mai fonte rinnovabile).
In ogni caso, la Legge è la seguente: "La quantità di calore dissipata da una corrente di intensità i, che percorre un conduttore di resistenza R per un tempo t, è proporzionale a R, a t ed al quadrato dell'intensità della corrente i".

Autaltruismo

A volte ho sentito parlare di egoismi altruistici, che a me sembra un po' un paradosso a dire il vero. L'esempio classico per spiegarmelo come concetto da chi viceversa ci crede molto in questa teoria, in genere, è quello del dover riuscire a prendersi del tempo solo per sé stessi per poi dedicarsi meglio anche agli altri. Partendo dalla palestra o dalla piscina (e finendo spesso nei centri massaggi) per tornare a casa in ritardo, ma molto rilassati e quindi in grado di sopportarne la sofferenza meglio fino alla prossima pausa. Non mi convince molto come schema.
Preferisco di gran lunga l'autaltruismo e come esempio mi viene quello del cercare di sviluppare molto l'autocontrollo, di cui godranno prevalentemente gli altri, o l'autodisciplina, o anche diciamo tutto quello che sembra "auto" ma che libera tempo e testa contemporaneamente anche negli altri, a partire dai propri cari. Insomma tutte cose che prevedono in ogni caso compresenza, senza il ricorso sistematico all'assenza strategica come metodo di autoricarica e che danno un beneficio agli altri.
Ci torno, ci torno.

20110215

Abitudini meno Udin uguale Abiti

Forse così si capisce meglio.

Abiti e abitudini

Mi accorgo di vestire, sostanzialmente, sempre allo stesso modo. O meglio, a periodi, di essermi vestito sempre più o meno allo stesso modo. Potrei pensare al periodo "studentesco", con abiti "studenteschi" o al periodo "militare", e va be', là l'uniforme è d'obbligo, ma non mi pesava molto devo dire, anzi, mi semplificava ancora di più la vita. Poi periodo "primi lavori" e conseguente stile "primi lavori" e poi diciamo "lavoro definitivo", a cui provavo all'inizio a non rassegnarmi (ricordo un periodo di part-time qui, quando mi spacciavo anche per "libero professionista" sperando di diventarlo davvero e magari sarà stata portata anche questa come prova della mia nota propensione a raccontar balle), ma che poi, diciamo oramai da vari anni, mi vede sostanzialmente vestito sempre uguale. E sono tornato alla prima frase di questo post.
Penso che comunque si tratti anche in questo caso di fatti piuttosto generali, piuttosto diffusi. Le persone mi appaiono in mente insieme ai loro abiti abituali e stento a riconoscerle se per strada le vedo vestite in altro modo. Mi spiego. Se vedo ogni mattina il gruppo di lavoro al bar vestito sempre in un certo modo, quando capita di incontrare uno/una del gruppo di sera per caso al cinema, per esempio, non riesco proprio a ricordare chi sia. E questo per me è gravissimo.
Sarà pur vero insomma che l'abito non fa il monaco, ma al contrario di certo il monaco si fa sempre lo stesso abito.

20110214

Radical sciocca

L'analisi e pure l'autrice, ma poco poco.

20110213

Abituare abitudini

Piano piano bisogna assolutamente abituare le abitudini a dei cambiamenti. Il rischio, in caso contrario, sarebbe quello di lasciarsi da loro governare e non mi pare una bella cosa. E non mi riferisco solo alle abitudini cattive, che si chiamano vizi, ma anche a quelle buone, che finiscono col far perdere il vantaggio di avere delle regole di esistenza trasformandolo nello svantaggio di sapersi alla fine muovere solo dentro schemi precisi. Tornando alla "casa" di ieri mattina a quest'ora, guai se alle finestre cominciano a spuntare delle strane barre metalliche o se alla porta di ingresso cominciamo a dare due mandate di chiusura dall'interno. Ho deciso: oggi esco in giardino dalla finestra e poi faccio un open-space nella mia seconda casetta, giusto per abituare meglio alcune mie abitudini al cambiamento.

20110212

Abitare abitudini

Nelle proprie abitudini si abita come in una casa con le sue stanze. L'ingresso sono le abitudini del mattino, poi la zona giorno ed un paio di balconi rappresentano quelle centrali, le camere da letto sono invece le abitudini serali-notturne. Nel ripostiglio ci stanno le abitudini di cui vorremmo liberarci, ma per ora restano ammucchiate un po' in disordine. Potrebbe anche succedere di volerle rispolverare, come sogno di fare un giorno con la mia vecchia Wilson. Felici abitudini del week end a tutti! Quelle della seconda, piccola e carina casetta che possediamo, molto democraticamente, in fondo tutti.

20110211

Vantaggio o condanna?

Osservo, abbastanza spesso, quanto velocemente quello che sembra un ipotetico vantaggio in un qualche campo specifico si trasformi in una condanna. E non mi riferisco solo alla mia esperienza personale, nella quale, oggettivamente, non mi pare di poter godere di vantaggi precisi in specifici campi, ma anche alle cosiddette "esperienze indirette", quelle che mi hanno consentito sempre di capire di più (anche di me) per il fatto che si è abbastanza vicini per l'osservazione, ma sufficientemente lontani per non subirne condizionamenti emotivi troppo forti.
Facciamo un esempio. Un abile e volenteroso ragazzo viene assunto in una ditta, facciamo di quelle belle, produttive, meritocratiche, anche un po' antipatiche, dell'imprenditoruccio che si crede un semi-dio, ma lasciamo perdere. E' evidente che è un'esperienza indiretta, visto il da dove scrivo. In poco tempo l'abile e volenteroso ragazzo impara tante mansioni, e le svolge tutte bene e diligentemente. Scoprirà poi, dopo un congruo tempo (il congruo dipende dalla sua abilità nel capire, che non sempre va di pari passo con l'agire), che col suo lavoro (20mila euro lordi annui) ha sostituito in azienda 3 persone un po' "anzianotte" andate via (per un costo totale per la ditta, relativo all'anno immediatamente precedente, di circa 70mila euro). E' un vantaggio essere abili e volenterosi o una condanna a farsi il mazzo? Ora questa sembrerà pure un'analisi del pistolino fatta da un ex (e sottolineo ex) sindacalista di provincia, anzi di periferia diciamo così, ma un lettore abile e volenteroso saprà senz'altro calarla nella sua realtà (anche solo quella della suddivisione dei compiti nella gestione della casa) e trarne le sue personali valutazioni.
Un passaggio su chi è abile a capire (e anche volenteroso, in fondo) è peraltro d'obbligo. Lasciamo perdere quindi il costo del lavoro, il padrone e l'operaio (schema effettivamente un po' datato nelle realtà produttive più importanti nonché più piccole italiane), ma pur sempre presente in my mind per i miei trascorsi nel CCNL Metalmeccanico. Passiamo quindi a chi ha il dono, o la passione, o non si sa bene cosa, di "bucare" con lo sguardo la patina che avvolge ogni viso, ogni persona, ogni vicenda umana e vedere ciò che non è dato di vedere a tutti. Inizialmente potrebbe sembrare un vantaggio, alla Superman per capirci, e l'amico, l'amico dell'amico, l'amico dell'amico dell'amico cominciano a voler sottoporre visi, persone, vicende umane che li riguardano a quello sguardo così particolare. Per averne in cambio una parola, una opinione, talvolta un giudizio. Dopo un po' il tutto si trasforma in una condanna per chi è chiamato a visionare, a parlare, addirittura a giudicare. A giudicare poi spesso, in genere alla fine dei rapporti, chi sostiene che nessuno ha il diritto di farlo e così, implicitamente, sta proprio a sua volta giudicando, male, chi è solo stato costretto a farlo. Dal suo ipotetico vantaggio.

Segnal(at)e orario

Tic, tac, tic, ---, tic. Sono le ore cinque e cinquantacinque.

20110210

Tele da asporto

Un po' come le pizze, in effetti.

Tele tra sporco

Un museo poco curato.

Te le trasporto

A patto che non siano troppo pesanti.

FI5

Go to 2008, may, 3rd thursday.

20110209

IK2 (1724-1804)

L'uomo conosce "sensibilmente" solo in quanto viene modificato dalle cose esterne. Nelle sensazioni occorre distinguere una materia (una modificazione dell'organo di senso che ci attesta l'esistenza di una cosa responsabile della modificazione stessa) e una forma (una regola, uno schema ordinatore soggettivo della materia sensibile).
Se così è, e a me così pare che sia, le sensazioni non sono in grado di dirci la natura, l'essenza in sé delle cose: possono solo comunicarci come questa cosa appare nella sua relazione col soggetto. Quindi, dal punto di vista gnoseologico, bisogna distinguere il fenomeno (ciò che appare ai nostri sensi) dal noumeno (ciò che è oggetto di una nostra intellezione).
Sulla inevitabilità del noumeno preferisco direttamente solo riportare le parole originali di IK piuttosto che il loro commento: "L'intelletto, per il fatto stesso che pone dei fenomeni, pone anche l'esistenza delle cose in sé, e in tal senso si può dire che la rappresentazione di questi esseri, che stanno a fondamento dei fenomeni, non solo è sollecitata, ma è anche indispensabile".

20110208

James Clerk Maxwell (1831-1879)

Nel caso dei fenomeni variabili nel tempo, le 4 Leggi di Maxwell legano fra loro il campo elettrico e quello magnetico in modo tale che essi non possono più essere studiati separatamente. Si è quindi costretti a studiare le proprietà del campo elettromagnetico, ossia di un ente costituito da un campo elettrico ed uno magnetico, inseparabili l'uno dall'altro. La più importante conseguenza dell'insieme delle 4 Leggi sopra citate è il fenomeno della produzione e della propagazione di onde elettromagnetiche nello spazio, fenomeno che ha luogo anche, ed alla sua massima velocità possibile, se lo spazio è vuoto. E la conclusione è che il campo elettromagnetico si propaga nello spazio in modo simile a quello di un'onda elastica in un mezzo materiale (per esempio come un suono nell'acqua). Si ha così un'onda elettromagnetica la cui velocità, nel vuoto, coincide con la velocità della luce. Questa coincidenza suggerì a Maxwell l'ipotesi, confermata poi dall'esperienza, che la luce sia costituita da onde elettromagnetiche, le cui frequenze cadono in un ben determinato intervallo di valori, che risulta compreso, in particolare, tra quello che oggi chiamiamo comunemente l'infrarosso e l'ultravioletto.

20110207

CL5

Go to 2008, may, 2nd wednesday.

20110206

Bianchi di nebbia

Perfino gli oggetti tacquero.

20110205

IK1 (1724-1804)

"Il vero metodo metafisico in fondo è uguale a quello introdotto da Newton nelle scienze naturali e che vi è stato di tanta utilità. Qui è detto che con esperienze sicure e, nel caso, anche coll'aiuto della geometria, si devono cercare le regole secondo le quali si svolgono certi fenomeni della natura [...]. Allo stesso modo si deve procedere in metafisica."
Nella prima parte della sua produzione, quella comunemente detta "precritica", la questione del dover realizzare una "fondazione" rigorosa del sapere filosofico-scientifico viene parecchio approfondita rispetto ai contributi già precedentemente forniti da altri pensatori del XVII e del XVIII secolo. La sua ambizione massima sembra quella di poter conferire alla filosofia il rigore proprio delle scienze fisico-matematiche, quella che lui riuscisse a divenire il Newton (e l'Euclide) della filosofia. Anche se gli appare chiaro già da giovane che la differenza principale tra filosofia e scienza è che la prima può costruire i propri concetti mentre la seconda deve ricavarli dall'esperienza.

20110204

CK1

Go to 2009, april, 4th wednesday.

20110203

Antoine-Laurent de Lavoisier (1743-1794)

Dobbiamo distinguere tre cose in ogni scienza fisica: la serie dei fatti che costituisce la scienza; le idee che ricordano i fatti; le parole che li esprimono. La parola deve far sorgere l'idea; l'idea deve rappresentare il fatto. Si tratta di tre impronte di uno stesso sigillo e, siccome sono le parole che conservano le idee e che le trasmettono, risulta chiaro che sarebbe impossibile perfezionare la scienza senza perfezionare il linguaggio e che, per quanto siano veri i fatti, per quanto giuste siano le idee che essi hanno fatto nascere, tali idee non trasmetterebbero che impressioni false se non si avessero espressioni esatte per rendere queste idee. La perfezione della nomenclatura della Chimica, considerata in questo rapporto, consiste nel rendere le idee e i fatti nella loro esatta verità, senza sopprimere niente di ciò che presentano, soprattutto senza aggiungere niente. La nomenclatura deve essere uno specchio fedele perché, e noi non smetteremo mai di ripeterlo, non è la natura (né i fatti che essa presenta) che ci inganna, ma il nostro ragionamento.

20110202

Francis Hutcheson (1694-1746)

Tra morale ed interesse non vi è contraddizione e la vita morale può ridursi in larga misura a "calcolo" sociale. La sua principale opera (1725) intitolata "Ricerca sull'origine delle nostre idee di bellezza e di virtù" porta come sottotitolo "Un tentativo di introdurre un calcolo matematico negli argomenti della morale" e alla base di questo tentativo sta l'esigenza di estendere il metodo scientifico alle indagini umane (esigenza sentita anche dagli altri suoi contemporanei Petty, Cumberland, Buffon e Condorcet).
Se esiste un'etica matematizzabile, come sosteneva anche Hutcheson, si dovrebbe essere capaci di delineare una sorta di algebra morale poggiante sui risultati piacevoli o spiacevoli delle azioni umane, a partire anche da quelle terra terra di cui siamo stati artefici, testimoni o vittime nelle nostre tante piccole vicissitudini. In questa prospettiva l'etica si configura come uno strumento laico di equilibrio e di conciliazione fra gli impulsi egoistici ed utilitaristici, presenti in ognuno di noi anche se in misura oggettivamente molto diversa da un caso all'altro, e l'inclinazione umana alla socialità. Fra l'interesse privato, certamente legittimo se limitato da opportuni tetti massimi che ciascuno dovrebbe essere in grado di auto-imporsi in ogni campo, e la pubblica felicità.

20110201

André-Marie Ampère (1775-1836)

Quando fu scoperto (da Hans Christian Oersted con il suo celebre esperimento del 1820) che le correnti elettriche producono effetti magnetici, Ampère suggerì che il campo magnetico generato da un magnete poteva effettivamente avere la sua misteriosa origine in una moltitudine di piccolissime correnti elettriche esistenti in esso. Ai tempi di Ampère ciò non poteva essere che una suggestiva ipotesi, ma oggi si sa che in tutta la materia esistono cariche elettriche in continuo e rapidissimo movimento: gli elettroni. Per quanto qualitativa e grossolana, l'idea suggerita da Ampère è corretta in quanto ogni atomo (soprattutto nel caso delle sostanze ferromagnetiche) può essere descritto come una piccola spira percorsa da corrente, la quale genera nello spazio circostante un debole campo magnetico. Poiché gli atomi di un pezzo di ferro non magnetizzato sono orientati in tutti i modi possibili, i piccoli campi magnetici da essi generati, componendosi vettorialmente, danno risultante nulla. Quando si magnetizza un pezzo di ferro non si fa che orientare, se non tutti, per lo meno la maggior parte dei suoi atomi in una ben determinata direzione e l'ordine prodotto è detto polarizzazione magnetica.

20110131

Isaac Newton (1642-1727)

Regola I: Delle cose naturali non devono essere ammesse cause più numerose di quelle che sono vere e bastano a spiegare i fenomeni.
Regola II: Perciò, finché può essere fatto, le medesime cause vanno attribuite ad effetti naturali dello stesso genere.
Regola III: Le qualità dei corpi che non possono essere aumentate e diminuite, e quelle che appartengono a tutti i corpi sui quali è possibile impiantare esperimenti, devono essere ritenute qualità di tutti i corpi.
Regola IV: Nella filosofia sperimentale le proposizioni ricavate per induzione dai fenomeni devono, nonostante le ipotesi contrarie, essere considerate vere o rigorosamente o quanto più possibile, finché non interverranno altri fenomeni, mediante i quali o sono rese più esatte o vengono assoggettate ad eccezioni.

20110130

Le linee di forza

Per riconoscere se in una certa regione di spazio vi è un campo magnetico, basta vedere se su di un magnete posto in quella regione agisce una forza. Come magnete di prova si fa di solito uso di un piccolo ago magnetico, libero di ruotare intorno al suo baricentro. La direzione indicata dall'ago sarà ovviamente la direzione del campo magnetico che viene "sentito" dall'ago in un certo punto dello spazio.
Per poter precisare anche il verso del campo magnetico, oltre alla sua direzione, è necessario fare riferimento al campo magnetico terrestre ed alla convenzione per la quale si chiama polo nord di un magnete l'estremo (che viene in genere brunito nelle bussole) che si rivolge verso il Polo nord magnetico della Terra e polo sud l'altro. Si possono assumere pertanto come direzione e verso di un campo magnetico qualsiasi, in ogni un suo punto, la direzione ed il verso della retta orientata che va dal polo sud al polo nord di un ago magnetico che sia in equilibrio in quel punto e che sia sottoposto all'azione del solo campo magnetico considerato (che deve essere quindi preventivamente "depurato" dell'effetto del campo magnetico terrestre mediante la regola del parallelogramma applicata al campo magnetico totale).
Una volta definiti direzione e verso di un qualunque campo magnetico, è possibile costruire le sue linee di forza, che quindi riescono a fornire una comoda rappresentazione di qualsiasi campo vettoriale. Nel caso di un piccolo campo generato da una calamita rettilinea è facilissimo ricavare le linee di forza cercate mediante un semplice cartoncino appoggiato sul magnete dopo che si è sparsa in modo uniforme su di esso della limatura di ferro. Con delle piccole scosse date al cartoncino è facile osservare il disegno della disposizione assunta in breve tempo dalle piccole particelle metalliche, che coincide con la "mappa" in scala delle linee di forza prodotte da campi magnetici potentissimi che abbiano sorgenti geometricamente simili a quella dell'esperimento descritto.

20110127

Adombrati in presenza di luce

Le ombre si fanno distinte quando la luce aumenta. Mi viene in mente un campo di gioco in notturna, con i riflettori puntati sui calciatori. Ombre affascinanti si muovono sull'erba e rendono magari anche complicato fischiare o non fischiare un fuorigioco. Si finisce col guardare solo le ombre, che finiscono col confondere un po' tutto.
Sarebbe meglio osservare le dinamiche guardando in faccia gli attori coinvolti, se proprio interessa fare l'arbitro, e non fissarsi sulle loro ombre rischiando di prendere una coscia per un braccio o un naso pronunciato per un pistolino. O, se no (anche nel senso di non possibile proprio), tacere.

20110126

Magneti naturali e artificiali

Già ai tempi di Talete (VI secolo a.C.) era noto che un minerale di ferro, la magnetite, ha la proprietà di attrarre la limatura di ferro, specialmente in certi punti della sua superficie.
Questa proprietà può anche essere prodotta artificialmente. Un'asticciola di acciaio non ha la proprietà di attirare la limatura di ferro, ma, se la si avvicina molto a un pezzo di magnetite (meglio se la si porta proprio a contatto), essa acquista, a sua volta, la proprietà di attrarre la limatura di ferro, specialmente in prossimità dei suoi due estremi. Si esprime questo fatto dicendo che l'asticciola di acciaio si è magnetizzata e si dice che l'asticciola è un magnete artificiale o una calamita, con i suoi estremi che prendono il nome di poli. Non tutte le sostanze hanno la proprietà di magnetizzarsi, essendo essa una caratteristica soltanto del ferro, del cobalto, del nichel e delle loro leghe. Le sostanze che appartengono a questa ristretta categoria sono oggi dette sostanze ferromagnetiche.

20110123

Un nuovo fenomeno

L'accento, per quel poco che ne capisco, dovrebbe essere quello dell'entroterra barese (con latitudine un po' minore dei 41 gradi Nord), le movenze sono quelle irresistibilmente comiche del giovanotto che vuol sembrare figo a tutti i costi (fantastico quando esce dalla sua Porsche cabrio a GPL atterrando a pie' pari dopo aver saltato lo sportello laterale, rischiando la rovinosa caduta a faccia a terra, ma continuando a far finta di niente), le "vongole", anche se sarebbe forse meglio chiamarle cozze crude tarantine, che tira fuori in modo impareggiabile sono di quelle che davvero capita di sentire in metro dalla new generation (l'ultima che ho sentito io, con le mie orecchie un paio di giorni fa, era sul significato di un "corroborati da Marte" dell'oroscopo dei Gemelli, una cosa da Oscar che devo suggerire al bravissimo Checco per il prossimo film).
Un nuovo fenomeno, niente da aggiungere.

20110122

Gnoseologia

L'atmosfera che crea la filosofia del conoscere prevede che ci siano nuvoloni di autocoscienza e scrosci improvvisi dovuti ad atteggiamenti notevolmente critici. Ma dopo tante tempeste, quando poi arriva finalmente il sole, lo si apprezza davvero. Grazie.

20110121

Capitolo 33

Ma anche a voi è necessario, o giudici, guardar fidenti alla morte e fermare il vostro pensiero in questa verità sola, che ad un giusto non è possibile accada male alcuno, né in vita, né dopo morte, e che su di lui vigilano gli dèi. Questo che oggi a me avviene, non è un capriccio del caso: io son anzi convinto che morire e uscir d'ogni briga era ormai la migliore soluzione per me. Ed è per ciò che stavolta il segno divino non mi si è opposto in nulla; e, quanto a me, non sono affatto in collera né con coloro che mi condannarono, né con coloro che mossero l'accusa. Sebbene non già con questa intenzione mi condannarono e accusarono, ma pensando di nuocermi. E per ciò appunto sono degni di biasimo.
Tuttavia a loro rivolgo una preghiera. Ed è questa: i miei figliuoli, quando sian fatti adulti, castigateli, o cittadini, arrecando loro quelle molestie medesime che io arrecavo a voi, ogni qual volta vi sembrerà che si curino della ricchezza o di altro più che della virtù. E se presumano d'essere quel che non sono, rinfacciate pure loro, come io a voi ho rinfacciato, che non curan ciò che si deve e credon d'essere qualcosa e non son proprio nulla. Se farete così, io avrò da voi ricevuto quello che mi spettava, io e i miei figli.
Ma è già l'ora di andare: io a morire, voi a vivere. E chi di noi vada a miglior destino, ignoto è a tutti, tranne che a Dio.

20110120

Capitolo 1

In qual modo su voi, o cittadini ateniesi, abbiano influito i miei accusatori, non so; so invece che io, ascoltandoli, per poco non mi dimenticai di me stesso, per la tanta convinzione con cui essi parlavano. Eppure, ad esser franchi, nulla hanno affermato di vero. Ma una, in special modo, tra le molte menzogne che essi han dette, mi ha fatto meraviglia: quella con cui asserivano che voi dovete stare bene accorti a non lasciarvi ingannare da me, uomo abilissimo in fatto di parlare. Ora questo non vergognarsi di asserire cosa di cui presto saranno da me smentiti alla prova, quando a voi apparirò neanche lontanamente abile parlatore, questa, appunto mi è parsa la più impudente delle loro bugie; a meno che essi non chiamino abile parlatore colui che dice il vero, che se dicono questo, io, sì, potrei dichiarare di essere oratore, ma non già a modo loro.
Essi dunque, come dico, o poco o niente hanno detto di vero, mentre da me voi sentirete la verità tutta quanta. E non, per Giove, o cittadini d'Atene, ascolterete una bella orazione per splendore di frasi e di vocaboli, come quelle di costoro, né in alcun modo ornata, ma cose dette di getto, con le parole che mi verranno alle labbra. Confido infatti che giusto sia quello che io dico, e che nessuno di voi voglia aspettarsi altro, né infatti a questa età mi converrebbe esibirmi a voi, o cittadini, come un adolescente, con un ben tornito discorso.
E tuttavia soprattutto di una cosa vi prego e vi scongiuro: se vedrete che io mi difendo con quella forma medesima in cui sono solito esprimermi parlando in piazza non vi meravigliate per questo, essendo la prima volta che io compaio davanti al tribunale, all'età di oltre 70 anni. Mi è dunque straniera la forma con cui si parla qui. Perciò a quel modo che, se fossi realmente un forestiero, voi mi perdonereste il non saper parlare con la favella e la maniera nativa, così anche ora vi chiedo una cosa giusta, a me pare: non far caso al mio modo di parlare, peggiore forse e forse anche migliore, ma di provare a vedere invece se io dico il giusto o no. Perché questa è la virtù propria del giudice, come quella dell'oratore quella di dire la verità.

20110117

ER - now

Dicono tutti che non c'è,
ma io che l'ho visto so dov'è.
Forse non immagini, ma non è difficile comprendere.
L'hanno lasciato in libertà, vive lontano.
Non è qua, forse si nasconde in mezzo agli alberi.
Vola veloce su di noi, fotografare tu non puoi.
Chiede a una farfalla che gli faccia compagnia.

Ti abbandoni, liberi le mani, non ti piace
stare sveglio, meglio di così non saremo mai.
Ti addormenti, dimmi che lo senti
che ti sta toccando piano,
piano quanto vuoi, come le carezze che non hai.
Dicono che non tornerà, ma come lo chiamo
ci sarà, mi aiutava sempre a fare i compiti.

Vola veloce su di noi, cosa mi dice tu non sai;
vola raccontando quando non lo sentirai.
Ti confonde, dopo ti riprende, quando vuole
ti cattura. Sei sicura che non lo vuoi con te?
Ti accompagna, mare che ti bagna,
come fosse un temporale, sale dove vuoi.
Se ci credi forse lo vedrai.

Chi sei? Dimmi cosa vuoi. Cosa devi raccontare?
Ci sei? Dimmi come sei. Moriremo crescendo.
Chi sei? Dimmi come fai a girare tutto il mondo.
Ci sei? Dove volerai?

20110111

La derivata destra

Mai come dopo un lungo periodo di vacanze, non personale, ma personalmente e distintamente (sembro Cetto...) osservato in queste comunquemente (ecco, mi mancava) passate 3 settimane, emerge chiara l'esistenza di un potenziale punto di discontinuità nelle nostre abitudini. Mi spiego.
Partiamo dalle funzioni vitali: dormire, mangiare, bere, fermiamoci a 3. E' stato talmente grande lo sconvolgimento in vacanza dell'orario a cui si va a letto, del cosa, del quanto e del quando si mangia e si beve che in pratica abbiamo dimenticato come ci eravamo abituati a fare prima del 20 dicembre scorso. Si crea cioè una discontinuità in una ipotetica rappresentazione grafica di ciascuna abitudine rispetto al tempo. Ed è una grande occasione per cambiare. Se per esempio nel corso del 2010 mi ero abituato a fare colazione alle 8, a prendere un caffè alle 11, all'aperitivo delle 13 prima del pasto, al tè delle 17 (questa mi sembra un'abitudine eccessivamente British per essere credibile qui, ma non importa), alla cena delle 21 ed al superalcolico delle 23, ecco che finalmente ho l'occasione di eliminare ciò che delle abitudini non mi piaceva aver acquisito, e lo posso fare davvero in un attimo. Tantissime persone cominciano infatti giustamente la dieta a gennaio (di ogni anno).
E lo stesso si può dire di tantissime altre attività. Ho come la sensazione che in questi giorni si possa davvero reimpostare un po' tutto con più facilità. Addirittura si può intervenire su quei comportamenti che davvero ci complicano parecchio la vita una volta divenuti abituali. Vediamo come si deve operare. Prendiamo un'abitudine che ci sta sullo stomaco da parecchio e proviamo a renderla visibile ai nostri occhi con un grafico scegliendo come ordinate una scala di valori che ne rappresenta la sua principale caratteristica e come ascisse il tempo in modo che si possano in un segmento racchiudere uno o più anni di auto-osservazione. Se, come spesso accade, ci si è attestati su un valore più o meno costante della caratteristica prevalente dell'abitudine in esame, avremo più o meno una retta parallela all'asse orizzontale del tempo, fino al 20 dicembre scorso. Poi parte la fase "caotica" delle ultime 3 settimane, che su una scala del tempo in cui c'è un anno o più sarà rappresentata da poco più di un punto, fase nella quale l'abitudine è inevitabilmente saltata insieme a tante altre. E poi, ecco la fase progettuale. Impongo io il valore che voglio sia mantenuto nel futuro, la derivata destra di questa funzione apparentemente costante, ma che rendo viceversa discontinua con una derivata sinistra (il passato) che non mi piaceva più e appunto quella destra che è il valore a cui voglio attestarmi per i mesi a venire. Ne verrà fuori una specie di gradino, in salita o in discesa, dipende da come ho impostato la scala delle ordinate, che salirò o scenderò senza particolari problemi in questa fase. E poi? Poi si vedrà.

20110109

LJC - A me

Le meraviglie in questa parte di universo
sembrano nate per incorniciarti il volto
e se per caso dentro al caos ti avessi perso
avrei avvertito un forte senso di irrisolto.

Un grande vuoto che mi avrebbe spinto oltre,
fino al confine estremo delle mie speranze,
ti avrei cercato come un cavaliere pazzo,
avrei lottato contro il male e le sue istanze.

I labirinti avrei percorso senza un filo,
nutrendomi di ciò che il suolo avrebbe offerto
e a ogni confine nuovo io avrei chiesto asilo,
avrei rischiato la mia vita in mare aperto.

...

Un prigioniero dentro al carcere infinito,
mi sentirei se tu non fossi nel mio cuore,
starei nascosto come molti dietro ad un dito
a darla vinta ai venditori di dolore.

E ho visto cose riservate ai sognatori,
ed ho bevuto il succo amaro del disprezzo,
ed ho commesso tutti gli atti miei più puri.

...

Senza di te sarebbe stato tutto vano,
come una spada che trafigge un corpo morto,
senza l'amore sarei solo un ciarlatano,
come una barca che non esce mai dal porto.

Considerando che l'amore non ha prezzo,
sono disposto a tutto per averne un po',
considerando che l'amore non ha prezzo
lo pagherò offrendo tutto l'amore,
tutto l'amore che ho.

20110105

LJC - A te

A te che sei l’unica al mondo, l’unica ragione per arrivare fino in fondo ad ogni mio respiro. Quando ti guardo dopo un giorno pieno di parole senza che tu mi dica niente tutto si fa chiaro.

A te che mi hai trovato all’ angolo coi pugni chiusi con le mie spalle contro il muro, pronto a difendermi. Con gli occhi bassi stavo in fila con i disillusi, tu mi hai raccolto come un gatto e mi hai portato con te.
...
A te che sei, semplicemente sei sostanza dei giorni miei.
...
A te che io ti ho visto piangere nella mia mano, fragile che potevo ucciderti stringendoti un po’ e poi ti ho visto con la forza di un aeroplano prendere in mano la tua vita e trascinarla in salvo. A te che mi hai insegnato i sogni e l’arte dell’avventura, a te che credi nel coraggio e anche nella paura. A te che sei la miglior cosa che mi sia successa, a te che cambi tutti i giorni e resti sempre la stessa.
...
A te che sei l’unica amica che io posso avere, l’unico amore che vorrei se io non ti avessi con me. A te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un immenso piacere, a te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande.

20110104

Prove tipiche di simpatia

Quello che dici mi trova perfettamente d'accordo!
Hai assolutamente ragione.
Ti trovo benissimo!
Ma per te gli anni non passano?
Qualsiasi cosa sempre a disposizione, dotto'.

Prove pratiche di antipatia

Ma quanto hai mangiato a Natale?
Ti vedo leggermente gonfia, non ingrassata, sia chiaro.
Non vai da nessuna parte quest'anno?
Ciao! Scusa! Non ti avevo riconosciuto proprio...
Oh! Magari potessi! Sabato sono sull'aereo per Sharm.

Prove tecniche di telepatia

- -- ---------!
Se arriva forte e chiaro il messaggio, funziona. Se no, non funziona.

20110103

Lo Stato di Grazia

Bisognerebbe innanzitutto spiegare chi è Grazia, e non è facile. Si potrebbe dire che un po' di Grazia c'è in ogni donna, e pure in ogni uomo (anche se un po' di meno a dire il vero). O che Grazia è quella che ci accompagna nei momenti in cui la nostra parte materiale si fa più leggera, lasciando più libera l'anima. E' come se ci si sedesse accanto prima di un decollo, una volta acquisito il biglietto per il volo verso il suo Stato. Sì, ma è inutile cercarlo sull'Atlante. Lo Stato di Grazia è fuori da queste strettissime 3D, o diciamo pure 3D+1. Ed è inutile tentare di procurarsi quel biglietto andando in un'agenzia o in un aeroporto qualunque, magari pure con tanti soldi in tasca. Lo si acquisisce d'un tratto, quel biglietto, mentre stai raccontando una cosa importante a tuo figlio, in macchina, e ti servirebbe un'immagine molto particolare, ma non puoi disegnare perché stai guidando e quell'immagine viene da te, su di un cartellone che fino a ieri non c'era. Quel biglietto te lo trovi in mano, anzi ti trovi direttamente già in quello speciale aereo con Grazia a fianco, quando senti che un bel pezzo di quello che dovevi fare l'hai fatto, e pure bene. Poi però si torna sempre troppo presto da quello Stato.
E sei di nuovo qui.

20110101

LB - 2011

Ai suonatori un po' sballati, ai balordi come me,
a chi non sono mai piaciuta,
a chi non ho incontrato (chissà mai perché).
Ai dimenticati, ai playboy finiti
e anche per me.

A chi si guarda nello specchio e da tempo non si vede più,
a chi non ha uno specchio e comunque non per questo
non ce la fa più.
A chi a ha lavorato, a chi è stato troppo solo
e va sempre più giù.

A chi ha cercato la maniera e non l'ha trovata mai,
alla faccia che ho stasera.
Dedicato a chi ha paura e a chi sta nei guai,
dedicato ai cattivi, che poi così cattivi
non sono mai.

Per chi ti vuole una volta sola e poi non ti cerca più.
Dedicato a chi capisce quando il gioco finisce
e non si butta giù.
Ai miei pensieri, a come ero ieri
e anche per me.

20101222

Grazie (di cervello)

Grazie lo dico spesso, forse troppo spesso. A volte me ne accorgo di lasciare imbarazzo in chi non ritiene di avermi detto o dato nulla per cui aspettarsi un ringraziamento, e pensa che ci sia la fregatura dietro. "Questo mi dice grazie per sfottermi" oppure "Chi ringrazia esce fuori d'obbligo", cose così mi giungono telepaticamente dagli occhi di chi mi saluta dopo il mio solito "Grazie" o anche dalla pausa che telefonicamente assume una funzione fondamentale nella comunicazione, come è noto. Il fatto è che a me ogni contatto serve nel mio percorso terreno che mi è stato dato di vivere, e quindi ringrazio sinceramente, ma non tutti ci credono. Che ci posso fare?
Sarà per questo, comunque, che ho deciso di chiudere l'anno qui con alcuni pubblici ringraziamenti. Un grazie va innanzitutto a chi mi ha aiutato a sentirmi un po' migliore, parafrasando il Nek del precedente post. Lo so solo io, e nessun altro su questo simpatico pianeta, da dove sono partito e se oggi posso ridere e scherzare anche sui miei tanti difetti è proprio per la consapevolezza che mi si è creata dentro di non dovermi odiare per colpa loro. Il secondo ringraziamento va a chi ha provato, devo dire talvolta non invano, a farmi sentire molto peggio di quello che sono in realtà. Sembrerà paradossale, ma è proprio così che alcune parti in cui dovevo assolutamente migliorare, e per giunta in poco tempo, mi sono emerse chiare, finalmente, e le ho potute affrontare come meritavano. Proprio vero che le umiliazioni servono ed è meglio che arrivino prima per non essere poi pressoché insopportabili. Il terzo ringraziamento va infine a chi non mi ha fatto sentire né migliore né peggiore, per l'equilibrio che ha saputo così manifestare. Ad avercene di persone equilibrate attorno! Non sono mai abbastanza!
Mi sa che, a questo punto, ho ringraziato proprio tutti, come al solito, e non mi restano che i saluti e gli auguri, che pure rivolgo a chiunque sia giunto nella lettura fin qui.

20101221

Nek's Top?

Gli amici di sempre, gli abbracci più lunghi,
la musica, i libri, aprire i regali.
I viaggi lontano che fanno sognare,
i film che ti restano impressi nel cuore.
Gli sguardi e quell'attimo prima di un bacio,
le stelle cadenti, il profumo del vento,
la vita rimane la cosa più bella che ho.

Una stretta di mano, tuo figlio che ride,
la pioggia d'agosto e il rumore del mare.
Un bicchiere di vino insieme a tuo padre
(magari...),
aiutare qualcuno a sentirsi migliore e poi...
Fare l'amore sotto la luna,
guardarsi e rifarlo piu forte di prima.
La vita rimane la cosa piu bella che ho.

Non c'è niente di più naturale che
fermarsi un momento a pensare
che le piccole cose son quelle più vere.
E restano dentro di te e ti fanno sentire
il calore ed è quella la sola ragione.
Per guardare in avanti e capire
che in fondo ti dicono quel che sei.

E' bello sognare di vivere meglio
è giusto tentare di farlo sul serio

per non consumare nemmeno un secondo
e sentire che anche io sono parte del mondo
e con questa canzone dico quello che da sempre so
che la vita rimane la cosa più bella che ho.
E' da qui!

20101210

Mondiale per club a Dubai

Ho già visto la squadra di casa battere (3-0) dei promettenti Polinesiani, nel senso che hanno già promesso di cambiare sport. Oggi mi vedrò, penso dal secondo tempo in poi, un Pachuca (from Mexico) contro un certo team africano di ignota provenienza, ma mi informo, eh, che a me non sfugge nulla, si sa. Domani sarà poi la volta dei Coreani, che dovrebbero riuscire senza troppi problemi a battere gli uomini dell'Emiro. Da non perdere, mi raccomando.
Ma per vedere alla fine l'unico match degno di questo nome, quello tra Inter e Internacional del 18 p.v. tutta 'sta gente dovevano invitare?
Buon w.e. a tutti!

Armi automatiche

Ero militare la prima volta che ebbi modo di apprezzare la differenza tra un pesante fucile di precisione ed uno molto più leggero, ma automatico. L'abitudine a sparare steso per terra per meglio rispondere al forte rinculo, dopo aver inquadrato per qualche secondo il bersaglio e poi premuto con tutta calma il grilletto, mi sembrò subito da dimenticare. La raffica di colpi fino al loro esaurimento nel caricatore, prodotta soltanto dal tenere il dito in posizione di sparo, fu impressionante per la velocità di perforazione del bersaglio, a cui non ero affatto abituato, e per giunta senza le fastidiose ripetute spinte sulla spalla che mi sarei aspettato. Fu così che mi convinsi a provare a sparare finalmente in piedi. La precisione di tiro non era neanche minimamente paragonabile a quella che avevo faticosamente raggiunto nel tempo creandomi tutta una routine di preparazione al tiro, ma mi fu subito chiaro che sparare a raffica era proprio un altro sport, dove non serviva andare troppo per il sottile.
Ho avuto successivamente modo di assaporare nella mia vita anche da bersaglio cosa produce un colpo sparato con precisione e cosa può fare invece una raffica di colpi. Un bravo cecchino aspetta da lontano il momento giusto, eventualmente valutando anche l'effetto del vento (se c'è) sulla traiettoria del proiettile e cerca il punto preciso dove colpire. Tra l'altro chi si dovesse trovare, per caso o per sua volontà, vicino al bersaglio non rischia quasi niente. Ben diverso già nel suo atteggiamento è chi decide di sparare a raffica. Si avvicina molto di più al target, innanzitutto, e, senza farsi inutili scrupoli, decide in base alla situazione che si viene man mano a creare come scaricare tutta l'arma addosso a chi si trova nel suo raggio d'azione. Un po' un "a chi coglio coglio". Penso che sia un atteggiamento più da guerra contro il mondo, diciamo così, che da personale regolamento di conti.
Buon lavoro a tutti!

20101209

Far finta di nulla

Rifletto spesso sulla capacità di fingere come strumento per portare avanti situazioni insostenibili. Potrei partire da quella dei bambini, per definizione privi di ogni possibile colpa, che imparano presto a fingere (anche perché hanno in noi genitori degli ottimi maestri). Fingono un malessere per non andare a scuola, da sempre, quando la ritengono davvero insopportabile. Fingono di voler bene "a tutti i nonni uguale", perché hanno capito che una delle nonne è davvero una stronza, e gliela farebbe pagare cara, carissima, la verità. Probabilmente fanno bene a fingere, insomma, per crescere ed arrivare alla agognata maturità.
Ho poi la fortuna di avere un nipote che è come il fratello minore che non ho mai avuto, vista la precocità con cui mia sorella lo mise al mondo, come si usa dire. Per la nostra totale complicità, mi dice per esempio quanto sia costretto a fingere con sua madre rispetto alla sua non brillantissima carriera universitaria. Lo capisco. Probabilmente però cela anche a me alcune sue personali vicende, e fa bene, forse. L'altro giorno mi diceva che andrà a Milano nei giorni tra Natale e Capodanno "con gli amici". Mi sa che deve fingersi poco attratto dalle strafighe lombarde che vedo in bella posa sul suo profilo in Facebook per non farmi preoccupare, credendomi il bacchettone che poi alla fine so di non essere (ma forse con lui ho finto per troppo tempo di non accettare alcuna trasgressione nella vita quando da adolescente mi raccontava di quello che combinavano alle feste e quindi oggi per lui, giustamente, sono bacchettone e basta, e mi sta pure bene). Si potrebbe passare all'età successiva, ma mi sono già stanGato e quindi mi fermo qui, tanto mi sa che ho reso.
La conclusione la lascio per mia madre, che finge di star bene a vivere da sola da più di 9 anni ormai, e poi la becco mentre legge in una Chiesa l'elogio funebre che ha scritto per una sua carissima amica volata via un mese fa e consegna ai presenti un passaggio da brividi sulla propria solitudine, che era in parte lenita proprio da chi ha troppo presto già chiuso la sua vicenda terrena. In Chiesa non sa fingere neanche lei. Ed io la amo tantissimo anche per questo.
Buon lavoro a tutti!

20101207

Ancora firmato FB

La fantasia dei popoli, che è giunta fino a noi, non viene dalle stelle; alla riscossa stupidi, che i fiumi sono in piena, potete stare a galla. E non è colpa mia se esistono carnefici, se esiste l'imbecillità; se le panchine sono piene di gente che sta male...

20101206

Parola di FB

Luci del sabato sera, inquietudine della città, dove tutto è possibile comprare, ma non si vendono i sogni ed ognuno pensa per sé. E mentre vado cadono le foglie al vento. Come le illusioni si disperdono per strada. Il tempo tornerà ad entusiasmarti ancora, passeranno in fretta i giorni d'autunno. Si sta preparando una nuova stagione per te. Cadono le foglie al vento. Come le passioni si disperdono nell'aria. Il tempo tornerà ad intenerirmi il cuore, arriveranno in fretta i giorni d'estate. Si sta preparando un nuovo amore per te. E' un momento di passaggio, un dolore in transito, l'età del cambiamento che confonde la ragione.

La necessità di morire dentro per poter rinascere (ho già fatto, ma grazie lo stesso).

20101202

Fu di cembre

Fu di cembre che mi accorsi di quanto possa essere diversa l'interpretazione della visione di una stessa azione. Un po' come quando c'è una partita di calcio in tv e ogni osservatore riesce a cogliere solo quello che la sua precedente esperienza ed il suo livello di conoscenza in merito gli consente. Lo stesso gesto visto come un miracolo della tecnica di gioco o come un banale tuffo su un prato, senza molto senso.
Fu di cembre che scoprii quanto anche nel linguaggio usato si rispecchi in realtà l'identità di ciascuno di noi, costruita prima che un qualunque evento faccia venir fuori ciò che si pensa, nel modo che si ritiene più idoneo al caso. La provenienza di ognuno, nel più ampio senso culturale possibile, dice già tutto di una persona e fa dire alla persona proprio esattamente quello che è necessario per identificarla, come una firma leggibilissima, in cui c'è dentro il carattere, la storia, perfino il destino di chi la appone sotto una qualunque sottoscrizione.
Fu di cembre che mi resi conto di quanto, comunque, il cambiamento tanto sperato sia sempre possibile. Basta infatti usare l'acqua per spegnere il fuoco, e non incaponirsi con il cercare di inventare un fuoco più forte di quello che si vuole vincere. E dall'acqua, si sa, nasce sempre una nuova vita nel senso di una vita nuova.

20101130

Il nuovo PD

Io dico quello che voglio, dico quello che voglio
Io dico quello che mi passa dentro questa testa

I’m so glad, I’m boogie boogie man
I’m so glad, I’m boogie boogie man

Io dico quello che sento, dico quello che sento
Qualche volta mi pento, qualche volta mi pento

I’m so glad, I’m boogie boogie man
I’m so glad, I’m boogie boogie man

Everybody needs a lovely soul
Everybody seems a lovely soul
Please to my baby, leave all night long


Io dico quello che vedo, io dico quello che vedo
Qualche volta ci credo, qualche volta ci credo

I’m so glad, I’m boogie boogie man
I’m so glad, I’m boogie boogie man

Everybody needs a lovely soul
Everybody seems a lovely soul
Please to my baby, leave all night long


I’m so glad, I’m boogie boogie man
I’m so glad, I’m boogie boogie man

20101126

Insetti infestanti

Acari, blatte, cimici, formiche, mosche, pappataci, pesciolini d'argento, pulci, ragni, tarli, tarme, vespe, zanzare, zecche. Ce n'è per tutti i gusti, in effetti, e questi sono solo quelli considerati "domestici".
Come dire ad ognuno il suo problema. Solo potenziale, si spera.

20101125

Il troppo pieno

Ogni opera idraulica capace di creare accumulo di acqua (compreso il lavandino di casa) ha necessità di avere una via di fuga per gli esuberi che entri in funzione al momento opportuno, prima che avvenga una tracimazione incontrollata (o si allaghi il bagno, nel caso del lavandino tappato al fondo con il rubinetto lasciato aperto). La bravura di un progettista sta nel proporzionare la capacità di scarico del "troppo pieno", che non deve andare in crisi per una portata in arrivo al serbatoio superiore rispetto a quella che è in grado di smaltire (la portata di progetto della classica apertura nella parte alta di un lavandino è il valore massimo che può erogare il rubinetto). Una delle soluzioni che a me piacciono di più nel vasto catalogo degli scaricatori di superficie delle dighe è il calice, che consente sfiori regolari, veramente carini da vedere, e da fotografare. Ultimamente non si realizzano più calici perché la normativa tecnica li ha resi possibili solo se di dimensioni davvero esagerate per consentire una corretta aerazione della corrente in transito e quindi, in definitiva, poco convenienti da realizzare per le imprese. Si preferiscono quindi altre soluzioni.
Tornando con la mente ad un mio post del 30 maggio 2008, ed entrando in quel mio schema metaforico sulle piene emotive che siamo costretti spesso a fronteggiare nel nostro intimo, sono certo che il mio personale sfioratore interiore, che risale al 1969, sia proprio un calice, che talvolta va effettivamente "in saturazione" e cioè in quel tipo di crisi che la nuova normativa teme molto. Devo assolutamente riuscire ad ampliarlo o, cosa più semplice, crearmi un ulteriore sfioratore in un altro punto del mio sempre più vasto lago interiore. Sto seriamente pensando ad un pozzo con imbocco a vortice.

20101121

C'è una cosa che (però) non capisco

Ed è quanto sia diffuso il timore della solitudine. Ho sempre pensato "meglio solo che male accompagnato" e, guardandomi attorno, devo dire che ho messo in pratica quello che pensavo. Come deve essere triste accettare di essere accompagnati da chiunque pur di non restare soli! E dover poi pure fingere che la compagnia fa piacere, quando in realtà la si detesta. Mah!

20101119

Venti di novembre

(Ancora poco, un anno ancora dopo)

Cielo terso, azzurro
Campi appena arati, di un marrone vivo
Il profumo intenso della tua terra
Il silenzio asciutto tutto intorno

Gli alberi spogli piegati dal manesco vento
Il vero padrone di questi bei luoghi
Oggi è quel giorno, quello mio più triste
Già otto anni dopo, ancora troppo poco

20101117

Sbocchi impossibili

Quando continua a piovere come sta piovendo in questo autunno, be', c'è poco da fare. L'acqua da qualche parte deve pur andare ed è un ottimo spunto per osservare che tutti, ma proprio tutti, sappiamo solo tendere a difendere il nostro piccolo orticello, o cortile, o quello che è. La cosa che mi colpisce è che anche in quelle comunità dove il cooperativismo ha consentito di ottenere buoni incrementi dell'economia locale e, tutto sommato, una discreta redistribuzione del reddito prodotto, ebbene anche lì, quando si tratta di difendersi da una piena cominciano a pensare davvero solo a se stessi. Si vedono in tv queste immagini di gente che va a riempire sacchi di sabbia per alzare un po' di più, sempre un po' di più, il livello della propria protezione, immaginando come unica soluzione possibile quella che in gergo tecnico è definita la "difesa passiva". Vedevo ieri a Vicenza che il massimo che riuscivano a fare con gli altoparlanti nelle strade era di consigliare di mettere in sicurezza le proprie cose, le proprie auto, perché il livello del fiume stava crescendo. A livello di comunità, ne sono certo anche se non ho né prove né testimonianze, stanno solo alzando in qualche modo gli argini dove è possibile per far sì che la piena passi e lì dove se la sono cavata con la precedente piena mi sa che non se la caveranno con la prossima (se i sacchi di sabbia che stanno mettendo a Vicenza tengono). Spostare il problema più a valle, sempre. Come qui al Sud sappiamo fare con tutto, figuriamoci, non è che mi scandalizzo. Ho fatto pure 3 anni di militare a Cuneo...
E a quando le "difese attive"? Un genio che sappia trovare una soluzione? Macché! Ci vorrebbe soltanto una scelta politica, magari di quelli che governano il Veneto ora, o anche la Lombardia, e il Piemonte. E che tra poco governeranno anche in Emilia, in Umbria, in Toscana? No, a questo non ci credo. La scelta politica sarebbe quella di decidere dove far sboccare il fiume prima che arrivi dove si possono solo alzare argini. Una bella area prevista su carta, dove si consentono magari solo colture stagionali e dove si sa che ogni tanto si andrà sott'acqua anche se, a memoria d'uomo, in quelle zone non si era mai "andati sotto". E non è mica un dramma "andare sotto" se uno lo sa già che deve succedere per proteggere gli insediamenti produttivi di valle, dove magari ha pure il suo personale tornaconto perché ha i figli che lavorano proprio in quei capannoni o i nipoti che vivono ormai in città da anni, inglobati nell'espansione di tanti centri urbani nati come punti di raccolta dei prodotti delle campagne circostanti e diventati in pochi anni piccole metropoli basate solo sul terziario. Mah. Osservo questo sbattutissimo Zaia, che va avanti e indietro tra Roma e Milano (anche lui è sempre presente nei summit di Arcore), con il suo ciuffo dietro la nuca (l'unico al mondo che si cura il suo bel ciuffo dalle orecchie ad andare indietro), per poi tornare nella sua regione con 100-200-300 milioni di euro. Sì, ma da spendere come? Di nuovo mah. Doppio mah. Tutti diranno che è colpa delle precedenti gestioni (cioè dell'attuale Ministro dell'Agricoltura, credo), per poi ricostruire gli argini un poco più alti di prima lì dove hanno ceduto e spingere sempre più a valle il problema. Magari ci fosse il Sud più a valle. Si costruirebbero argini alti alti alti, fino al soffitto, così poi vanno sotto loro e chissenefotte. O forse c'è qualcuno che ci sta pure pensando guardando la cartina della nostra bella Italia. In fondo non si dice giù e su, pensando a Sud e Nord? Si dice che Bossi Junior stia già immaginando una soluzione per far scendere l'acqua giù. Un sistemone, ovviamente impossibile, di 115 equazioni indipendenti in 113 incognite. Sì, chiamate il 118, che forse è meglio...

20101116

Sbocchi possibili

Quando si nega l'esistenza di un problema, come è noto, si è ancora molto lontani dal risolverlo. Difficile che si risolva da solo. Ben diversa è la situazione che si viene a creare quando il problema è ormai emerso. Ci può essere un atteggiamento diciamo più speculativo, ma in senso buono eh, che è quello di marciarci un pochino sopra ed è chiaramente tipico di chi vuole che la risoluzione della crisi sia stravolgitiva. Stravolgitiva? Mai visto questo aggettivo, dopo controllo se esiste. Diverso è l'atteggiamento di chi non vuole lo stravolgimento e punta ad uscire dalla crisi emersa con una soluzione più tranquilla, che non comprometta troppo i vari equilibri della situazione precedente.
Io per chi tifo? A parte che penso che si sappia da un pezzo e che si capisca anche dal pezzo appena scritto, ma mi piace ribadirlo sempre. Dire che sono tendenzialmente stravolgitivo è dire poco per uno che è quasi sempre stravolto (per non essere travolto). Mi piacerebbe molto vedere un rogo con una sola legge che brucia: la famigerata porcata delle urne targate 2006 e 2008. Come sede del rogo proporrei Ariccia, ovviamente.

20101114

The other one

A motore ancora freddo, con lo sguardo praticamente fisso sull'indicatore della temperatura, accelero a folle quel tantino che è possibile (1400-1500 giri) per ridurre un po' l'attesa. E' sempre tanta la voglia di ripartire, anche dopo più di 80mila chilometri già percorsi. E quando la ripartenza è davvero importante bisogna anche azzerare il contachilometri parziale: 0.0 e poi andare. Quello che si è fatto fino al giorno prima non conta più, sta solo nel totale indistinto. Tutto di nuovo torna in gioco nei nuovi primi 100 metri, che poi in meno di un'ora diventano 100 chilometri, e così via.
Fino al prossimo reset.

20101112

Scolmatori di piena




Spronato da una bellissima mail che mi ha consentito di avere un'idea abbastanza precisa di come il Veneto si sta muovendo in tema di difesa dalle piene dei suoi importanti corsi d'acqua, ho deciso di pubblicare queste immagini (scattate da me medesimo) ieri mattina nel Lazio e che mostrano la capacità di certe opere idrauliche di controllare bene la forza dell'acqua. La paratoia a settore (quella dove l'acqua passa sotto) e quella a ventola (quella su cui l'acqua passa sopra), capaci di decidere se e come far "andare sotto" le campagne della cittadina poco più a valle, sul fiume. La necessità di decidere quanto scaricare resta ovviamente dell'uomo (il solito sfigato, oscuro, umile impiegato), ovviamente fino a che la natura glielo consente.
Stamm' sotto 'o Cielo, non dimentichiamolo. Mai.

20101109

Sperem ben

A 30 anni dal disastroso terremoto in Irpinia lo vedo come un segno del Cielo. Ricordo quella sera di novembre del 1980 e ricordo la faccia di mio padre quando seppe dalla radiolina, mentre trascorrevamo la notte in macchina, che il suo paese d'origine, dove ancora viveva sua madre, era stato raso al suolo. Così dissero. Raso al suolo. Poi, per fortuna, non era proprio così ed ebbi modo di vivere un inverno, l'unico della mia vita, con la mia cara nonna paterna a casa, che mi aspettava felice quando tornavo da scuola. E mi diceva che studiare era importante. Oggi sarebbe fiera di me, anche se guadagno poco, anche se non ho una bella auto, anche se con difficoltà cerco di far crescere i miei figli dignitosamente, nascondendo le mie tante insicurezze sul loro futuro, e anche sul mio. Oggi il nome di mio nonno sta su quella locandina che annuncia un incontro, dopo 30 anni, proprio in quel paese lì e mi sembrerà quindi di parlare anche un po' a nome suo.
Sperem ben.

Stima di una portata

Quando ci si pone l'obiettivo di valutare quanta acqua può arrivare (dopo delle piogge intense) in una certa sezione di un certo fiume, la prima cosa da fare è individuare il bacino imbrifero sotteso dalla sezione scelta del fiume in questione. Il bacino imbrifero è tutta l'area a monte che contribuisce a formare la piena in un certo punto. Per esempio il torrente Leno di Vallarsa (affluente dell'Adige) ha un bacino imbrifero di 13.75 kmq alla sezione di chiusura del serbatoio di Speccheri (a circa 800 m s.l.m.), di 40.05 kmq a quella di Busa (a circa 600 m s.l.m.) e di 103.62 kmq a San Colombano (a circa 300 m s.l.m.). Cioè più si scende verso valle e più il bacino imbrifero cresce. Quando si arriva in pianura i bacini imbriferi sono di migliaia di chilometri quadrati e le piene, seppur più addolcite dal percorso più lungo che l'acqua compie a monte, sono molto più importanti e in grado, potenzialmente, di sommergere vaste porzioni di territorio pianeggiante.
Il caso Bacchiglione, finalmente. Per avere idea di quanta acqua può arrivare in un certo punto dove non vi è una serie storica di misure dirette di portata (in Italia non ce n'è praticamente mai una degna di questo nome), detta A l'area del bacino imbrifero a monte in chilometri quadrati, bisogna elevare alla 0.42 questo numero e poi moltiplicarlo per 13.58, questo per avere una "portata indice" che va poi moltiplicata ancora per un numero tanto più alto quanto più elevato è il tempo di ritorno (nel modello probabilistico scelto) associato alle precipitazioni cadute, o anche solo previste. Tanto per dare un'idea, per l'Adige l'esponente è 0.40 ed il coefficiente 10.63, con portate di piena quindi molto minori a parità di bacino imbrifero sotteso. Esempio: se mi metto nella sezione del Bacchiglione avente un bacino imbrifero a monte di 1000 kmq, elevando alla 0.42 ho 18.19, poi moltiplico per 13.58 ed ho la portata indice di 247.02 metri cubi al secondo (mc/s); se le piogge sono eccezionali, e quindi associabili ad un tempo di ritorno tra i 100 ed i 500 anni, dovrò moltiplicare ancora, diciamo più o meno per 3 ed avrò una portata stimata di circa 750 mc/s. Verifico nella sezione di interesse se gli argini sono in grado di far passare questa portata e vado avanti. Passo a A = 2000 kmq, portata indice di 330 mc/s e portata associata a precipitazione eccezionale di circa 1000 mc/s. E così via. E' facile, in fondo.
Ora però devo andare, devo imbustare degli inviti, mettere i francobolli, andare alla posta sotto la pioggia battente. Del resto sono o non sono un oscuro, umile impiegato, oh?

Tra fango e realtà

Muoversi su terreni su cui è piovuto tanto, specie se non si dispone (ancora) di un'auto a trazione integrale, è davvero complicato, rende la superficie delle gomme su cui si viaggia davvero poco affidabile e anche quando si è ormai al sicuro, su un asfalto bello, scuro e appena steso, diventa complicata perfino una normalissima frenata. Giovedì mattina me la sono vista abbastanza nera, ma tra le 9 e 20 e le 9 e 28 (come testimonia la foto nelle sue proprietà) si è avverato l'incredibile. Si è improvvisamente aperto un varco nella nebbia dei bei colli pugliesi che stavo esplorando, ho visto finalmente la mia mèta, ho cominciato ad accelerare in mezzo al fango e, dopo qualche piccola curva in controsterzo, mi sono ritrovato in salvo. Bello, belle sensazioni, di guida e non solo.
Ricordo ancora quando avevo paura del fango che mi arrivava sulla strada che stavo percorrendo. Rallentavo man mano, mi fermavo e poi mi ci voleva sempre qualcuno che veniva a tirarmi fuori. Adesso nel fango accelero e ci navigo benissimo fino a destinazione.
PS: attenzione alle vipere e alle vespe, anche in autunno.

20101103

GF11

Ho difeso le mie scelte io ho
creduto nelle attese io ho
saputo dire spesso di no
con te non ci riuscivo.

Ho indossato le catene io ho
i segni delle pene lo so
che non volendo ricorderò
quel pugno nello stomaco.

A novembre
la città si spense in un istante
tu dicevi basta ed io restavo inerme
il tuo ego è stato sempre più forte
di ogni mia convinzione.

Ora a novembre
la città si accende in un istante
il mio corpo non si veste più di voglie
e tu non sembri neanche più così forte
come ti credevo un anno fa
a novembre.

Ho dato fiducia al buio ma ora sto
in piena luce e in bilico
tra estranei che mi contendono
la voglia di rinascere.

A novembre
la città si spense in un istante
tu dicevi basta ed io restavo inerme
il tuo ego è stato sempre più forte
di ogni mia convinzione.

Ora a novembre
la città si accende in un istante
il mio corpo non si veste più di voglie
tu non sembri neanche più così forte
come ti credevo un anno fa
a novembre.

E tu parlavi senza dire niente
cercavo invano di addolcire
quel retrogusto amaro di una preannunciata fine.

Oooh! Novembre
la città si spense in un istante
tu dicevi basta ed io restavo inerme
il tuo ego è stato sempre più forte
di ogni mia convinzione.

Ora a novembre
la città si accende in un istante
il mio corpo non si veste più di voglie
e tu non sembri neanche più così forte
come ti credevo un anno fa
a novembre.

20101029

Metterci la faccia

Succede quando diventi grande, con l'età anagrafica che è condizione necessaria, ma non sufficiente perché ciò accada. Se è infatti vero che l'esperienza vissuta di per sé già consente di acquisire certe indispensabili conoscenze e consapevolezze, è pur innegabile che, per poterci mettere la faccia, devi prima accettare il rischio di dover pagare per delle responsabilità che potrebbero pure non essere originariamente le tue, ma che, dopo quel delicato passaggio, lo diventano completamente. Un po' come mettere la firma sotto qualcosa di "pesante" scritto da altri. Non è detto che capiti a tutti di poterlo fare, ma se succede proprio a te, e se senti anche solo un po' anche di doverlo fare, be', aggiungici pure il volerlo fare e poi stai proprio a posto.
Completamente a posto.

20101028

Non basta darla

C'è di certo chi pensa il contrario, ma, secondo me, non basta darla e bisogna invece saperla mantenere. Mantenere la parola data non è da tutti e, come preannunziato, ecco giocato, rigorosamente in pausa pranzo e complice la dieta ferrea a cui mi sto sottoponendo, l'ambo secco per stasera. E' gradito tifo a favore (una volta tanto lo chiedo anch'io).
Grazie comunque, e senza nulla a pretendere, in data odierna.

Locke: il disagio, matrice dell'agire umano

Il bene, il maggior bene, per quanto sia appreso e riconosciuto come tale, non determina la volontà finché il nostro desiderio, crescendo in proporzione ad esso, non ci rende inquieti per la sua mancanza. Convincete fin che volete un uomo che l'abbondanza ha i suoi vantaggi sulla povertà, fategli vedere e riconoscere che le belle comodità della vita sono meglio della squallida indigenza; tuttavia, fin che egli è soddisfatto di quest'ultima e non trova disagio in essa, egli non si muove; la sua volontà non si determina mai ad un'azione che lo porterà fuori da essa. Un uomo potrà essere persuaso quanto si vuole dei vantaggi della virtù, e che essa è altrettanto necessaria a chiunque abbia grandi mete in questo mondo o speranze per l'altro quanto lo è il cibo per la vita: tuttavia, finché non avrà fame e sete del giusto, finché non sentirà un disagio per la sua mancanza, la sua volontà non sarà determinata ad un'azione atta a perseguire questo maggior bene professato; ma qualsiasi altro disagio che egli avverta porterà la sua volontà ad altre azioni. D'altro lato, un ubriacone può ben vedere che la sua salute va in malora, che i suoi beni si disperdono, che il discredito e le malattie e la mancanza di ogni cosa, persino della sua amata bevanda, lo attendono sulla via che persegue: e tuttavia i ritorni del disagio per la mancanza dei suoi compagni di baldoria, la sete abituale di quei bicchieri alle solite ore, lo spingono di nuovo alla taverna, sebbene abbia bene in vista la perdita della salute e dell'abbondanza e forse anche delle gioie di un'altra vita: il minore di questi beni non è trascurabile, anzi egli confessa di trovarlo assai maggiore che non il solleticarsi il palato con un bicchiere di vino o il chiacchierio ozioso di un circolo di beoni. Non gli manca la visione del bene maggiore: lo vede infatti e lo riconosce e, negli intervalli tra le ore in cui beve, farà risoluzioni di perseguire il bene maggiore; ma quando il disagio per la mancanza del suo piacere consueto ritorna, il bene maggiore riconosciuto perde la sua presa e il disagio presente determina la volontà all'azione consueta.