20101028

Non basta darla

C'è di certo chi pensa il contrario, ma, secondo me, non basta darla e bisogna invece saperla mantenere. Mantenere la parola data non è da tutti e, come preannunziato, ecco giocato, rigorosamente in pausa pranzo e complice la dieta ferrea a cui mi sto sottoponendo, l'ambo secco per stasera. E' gradito tifo a favore (una volta tanto lo chiedo anch'io).
Grazie comunque, e senza nulla a pretendere, in data odierna.

Locke: il disagio, matrice dell'agire umano

Il bene, il maggior bene, per quanto sia appreso e riconosciuto come tale, non determina la volontà finché il nostro desiderio, crescendo in proporzione ad esso, non ci rende inquieti per la sua mancanza. Convincete fin che volete un uomo che l'abbondanza ha i suoi vantaggi sulla povertà, fategli vedere e riconoscere che le belle comodità della vita sono meglio della squallida indigenza; tuttavia, fin che egli è soddisfatto di quest'ultima e non trova disagio in essa, egli non si muove; la sua volontà non si determina mai ad un'azione che lo porterà fuori da essa. Un uomo potrà essere persuaso quanto si vuole dei vantaggi della virtù, e che essa è altrettanto necessaria a chiunque abbia grandi mete in questo mondo o speranze per l'altro quanto lo è il cibo per la vita: tuttavia, finché non avrà fame e sete del giusto, finché non sentirà un disagio per la sua mancanza, la sua volontà non sarà determinata ad un'azione atta a perseguire questo maggior bene professato; ma qualsiasi altro disagio che egli avverta porterà la sua volontà ad altre azioni. D'altro lato, un ubriacone può ben vedere che la sua salute va in malora, che i suoi beni si disperdono, che il discredito e le malattie e la mancanza di ogni cosa, persino della sua amata bevanda, lo attendono sulla via che persegue: e tuttavia i ritorni del disagio per la mancanza dei suoi compagni di baldoria, la sete abituale di quei bicchieri alle solite ore, lo spingono di nuovo alla taverna, sebbene abbia bene in vista la perdita della salute e dell'abbondanza e forse anche delle gioie di un'altra vita: il minore di questi beni non è trascurabile, anzi egli confessa di trovarlo assai maggiore che non il solleticarsi il palato con un bicchiere di vino o il chiacchierio ozioso di un circolo di beoni. Non gli manca la visione del bene maggiore: lo vede infatti e lo riconosce e, negli intervalli tra le ore in cui beve, farà risoluzioni di perseguire il bene maggiore; ma quando il disagio per la mancanza del suo piacere consueto ritorna, il bene maggiore riconosciuto perde la sua presa e il disagio presente determina la volontà all'azione consueta.

Hobbes: lo stato di guerra

Da questa guerra di ognuno contro ognuno risulta anche questa conseguenza: che niente può essere ingiusto. La nozione del dritto e del torto, della giustizia e della ingiustizia non v'ha luogo. Dove non esiste un potere comune, non esiste legge, e, dove non esiste legge, non esiste ingiustizia. Forza e frode sono in guerra le due virtù cardinali. La giustizia e l'ingiustizia non appartengono alle facoltà né del corpo né dell'anima, altrimenti esse potrebbero trovarsi in un uomo, che fosse solo nel mondo, come il senso e le passioni. Esse sono qualità, che si riferiscono agli uomini in società, non in solitudine. Un'altra conseguenza dello stesso stato di guerra è che non esiste proprietà, né dominio, né mio e tuo distinto, ma ogni uomo si tiene quello, che può prendere, e pel tempo, che può tenerselo. E tanto valga riguardo all'infelice condizione dell'uomo nel semplice stato di natura, benché abbia la possibilità di uscirne, consistente in parte nelle passioni, in parte nella ragione.

20101027

Le leggi positive di Montesquieu

Non appena sono in società, gli uomini perdono il senso della loro debolezza; cessa l'eguaglianza che regnava fra di loro e lo stato di guerra comincia. Ogni società particolare acquista la coscienza della propria forza, producendo così uno stato di guerra fra nazione e nazione. I singoli in ogni società si sentono forti; cercano di volgere in loro favore i vantaggi principali della società ove vivono e creano fra di loro uno stato di guerra.
Questi due tipi di stato di guerra sono quelli che portano alla costituzione delle leggi fra gli uomini. Considerati come abitanti di un grande pianeta, nel quale è necessario che vivano popoli diversi, gli uomini trovano delle leggi nei rapporti che questi popoli hanno tra di loro: ed ecco il diritto delle genti. Considerati come viventi in seno ad una società che deve essere conservata, gli uomini hanno delle leggi nei rapporti tra governanti e governati: ed ecco il diritto politico. Finalmente essi hanno delle leggi nei rapporti reciproci esistenti fra tutti i cittadini: ed ecco il diritto civile.

20101026

Commettendo scommesse

Stasera altra estrazione del Superenalotto, con premio da capogiro (o anche da infarto, temo) pari a più di 170 milioni di euro. E quindi già poco fa solite code agli sportelli per giocate, suppongo, di un paio di euro l'una, pari a 4 "colonne" e quindi possibilità di vincere di 1 a 150 milioni. Ma ci sono anche i sistemi che consentono di centuplicare o più le possibilità di vincita, per passare così a probabilità di vittoria anche fino a più che 1 su un milione, pena la suddivisione in quote anche dell'eventuale premio. E in fondo mi auguro che andrà così, con una ventina di vincitori ciascuno con 1/20 del premio.
Altro fenomeno di costume, ormai diffusissimo, è quello di scommettere sugli esiti delle partite di calcio, praticamente tutti i giorni. Qui il giocatore medio scommette decine di euro e non punta alla realizzazione di tutti i suoi sogni in un colpo solo, in stile Superenalotto anche senza premi record, bensì crede di poter vedere man mano crescere una somma, facciamo di 200 euro, stanziata per l'occasione. Tanto per esplicitare il concetto, stasera che c'è? Fiorentina-Empoli, con la quasi certezza che vincano i padroni di casa. Si prendono 20 dei 200 euro e si giocano sui Viola, e si guarda la partita su La7. Alla fine dei 90 minuti si diventa probabilmente titolari di circa 30 euro, avendone rischiati 20. E domani si replica con Lazio-Portogruaro, e dopodomani con Bari-Torino. Alla fine della tre giorni facciamo che da 200 euro si è passati a 250. E allora? E allora niente, si continua con l'Inter venerdì, e così via. E fino a quando? Fino a che non si perde tutto, come normalmente avviene abbastanza presto. Commettendo scommesse.

My car and me


Parlando di viaggi il mio più grande ringraziamento non può non andare alla mia neolaureata supercar. Un 110(mila) e lode meritatissimo, anche alla luce della recente (stamattina alle 6 e 50 circa) discussione della tesi intitolata "Guado di una superstrada a debole pendenza ed effetti indotti sulla psiche del pilota dal vedere il livello idrico lambire il finestrino laterale". Devo dire che la tenuta è stata ottima e non si poteva non fotografare il 110 una volta ripresa la solita velocità di crociera, quell'ottantina di chilometri orari che mi hanno fatto andare spesso lontano e tornare sano. Mancano 60 giorni al Natale ed è ora di ricominciare. Auguri!

20101025

Raccogli il segno

Organizzare un viaggio, o anche un banale spostamento dal mio ordinario luogo di residenza (preciso perché già dire viaggio può far pensare a chissà cosa), mi produce sempre una sensazione nuova, anche se il luogo da raggiungere mi è già noto. In particolare ci sono posti, e qui il discorso si amplia anche a posti mentali, nei quali mi sembra di tornare ed altri verso cui viceversa sento una estraneità profonda, e questo non in base a quanto mi siano conosciuti gli itinerari, ripeto, anche solo mentali, da percorrere o le persone che incontrerò. Questa cosa fa sì che in alcune occasioni mi sento in un viaggio di ritorno quando sono in andata, e viceversa. In particolare, mentre vado, mi succede di osservare stranamente alcune cose piccole, a cui non farei mai caso normalmente, che mi danno l'idea di essere state posizionate lì per non perdermi e mi sento tanto un Pollicino che aveva lasciato ogni tanto un sassolino per essere certo di poter ritrovare la sua strada di casa, anche al buio e anche se rimasto solo.
Passando figurativamente ad una scala di rappresentazione della parola viaggio che sia in grado di inglobare ancora più spostamenti, e quindi non solo quelli fisici e quelli mentali ma anche tutti gli "altri" che non saprei proprio come definire, mi appare ancora più evidente che quelli più importanti, che si fanno come se fossero delle andate, sono proprio inequivocabilmente dei ritorni. Sono di certo dei ritorni parziali, inseriti nel ritorno più importante che ognuno di noi deve sentire di avere in corso. I segni ci sono. Basta raccoglierli.

20101022

Big bang inside

Se si osserva con attenzione uno di quei manifestoni che si mettono di solito nella sala d'aspetto di uno studio ginecologico, uno di quelli meno terrorizzanti dico, si può seguire benissimo tutta l'evoluzione della vita qui sul pianeta Terra. Mi riferisco alla serie completa di immagini che fotografano una gravidanza dalle sue prime settimane fino al momento immediatamente antecedente la nascita di un bel bimbo, immagini che credo peraltro facilmente reperibili anche in rete. Si va da poco più che un raggruppamento di cellule ben organizzate a una specie di pesciolino, per passare poi gradualmente, attraverso le note varie fasi in cui si sviluppano gli arti e gli organi interni, alle sembianze umane, che mi sembrano racchiudere così al loro interno tutta la scala evolutiva percorsa a monte, in salita, in un tempo stimabile in alcuni miliardi di anni. Resta un grande punto interrogativo, almeno a livello di immagini che possano bene rendere l'idea, rispetto alle fasi in cui la vita si misura in ore, non in settimane, per non parlare delle fasi ancora precedenti, quei minuti immediatamente successivi al concepimento, nei quali credo che la poderosa spinta propulsiva della vita che esplode sia molto simile, per certi aspetti, a quella di un piccolo big bang. Il "big bang inside" di ognuno di noi.

20101021

Flash and Sun


Stelle di piani

Nel continuo, inesorabile, susseguirsi degli stati di equilibrio, che se ti incanti un attimo e ne osservi uno per un po' di tempo più del solito ti accorgi facilmente che è già "passato", è altrettanto semplice comprendere che ce n'è già uno nuovo che ha risolto i problemi di stabilità del precedente con lo spostamento di qualche vincolo e la variazione quasi impercettibile di numerosi pesi e contrappesi, un po' come se tutto il "gioco" si svolgesse su tante piccole bilance tipo quella, bellissima, di mia nonna, orientate ognuna a modo suo e mai a caso.
In definitiva mi sembra che ciascuno si muova come una bella biglia d'oro, spinta dalle tante diverse forze di gravità presenti e da un suo motorino interno che prova a salire vincendo i tanti dislivelli presenti su una particolare superficie che si inclina in vario modo nelle sue enne dimensioni, e che quindi consente anche accelerazioni improvvise e finisce col produrre spesso urti violenti contro sbarramenti inattesi o perfino contro altre biglie. Il peggio però è quando becchi il buco nero. E passi al piano di sotto, ammesso che ce ne sia sempre uno a bloccare la caduta e che il motorino riparta, cercando una nuova stradina in salita.

20101018

Le rughe

Si chiamano così, con una parola che evoca forse troppo negativamente la inevitabile scia che il trascorrere del tempo lascia sui visi. A me le rughe interessano molto, ma per altri motivi. Dalle rughe, anche quelle di persone molto giovani, riesco a capire tante cose. In particolare il mio sguardo si sofferma, quando è possibile senza creare imbarazzi nell'osservato/a, su quelle che si formano, o che stazionano anche a lungo, al centro degli occhi, in mezzo alle sopracciglia. Ce n'è di tanti tipi. C'è il solco unico, il doppio solco, c'è la tipologia più frastagliata, diciamo così, c'è il come si collegano a quelle che si formano sulla fronte, sempre se queste ultime si formano. Una parte del come si formano dipenderà sicuramente dall'anatomia di certi muscoli, ma è anche la frequenza ad avere certe espressioni, o certi atteggiamenti, o certi comportamenti, o un certo carattere a fare la differenza.
Va be', oggi non ho molto tempo perché in metro mi è successo di tutto e quindi devo accelerare, ma un'altra cosa la devo ancora dire. Mi riferisco alle rughe che si formano, praticamente solo alle donne, ai lati del naso. E anche qui non c'entra l'età perché ci sono ragazzine che anche a 20 anni fanno quelle smorfie bocca-naso che ne producono a iosa. Quando vedo quelle rughe in genere fuggo appena posso, nel senso che di sicuro la persona che le produce non mi piace. Falsità pura.

20101013

Paure celate

Da un lato mi appare opportuno, per evitare inutili rischi, denunciare pubblicamente, magari anche alle Autorità competenti, comportamenti che sono sembrati ai limiti del lecito. Al massimo sarà stata una cautela eccessiva, sempre che non si arrivi addirittura al "procurato allarme", ma in genere questo caso estremo non si verifica.
Dall'altro (lato) comprendo che possa talvolta essere ritenuto più utile un atteggiamento di finta ostentazione di capacità di controllo di certe esuberanze, ma questa strategia necessita di una reale e notevole capacità di fingere, appunto. Chi sceglie questo metodo per provare ad uscire da una spiacevole situazione va in una direzione che poi non può che prevedere soltanto due esiti finali: il primo, che non mi augurerei per alcuno, è che la sua linea si riveli perdente e le esuberanze restino incontrollate con sviluppi imprevedibili; il secondo, che è di certo il meno peggio, è che si dimostri (a chi ha capito il gioco) di essere capace di grandi falsità.
Preferisco pertanto di gran lunga la prima metodologia, che prevede la chiarezza. Preferisco la luce forte, come sempre.

20101012

Ali Italia

Cassano e Pazzini, le ali su cui conta stasera l'Italia per volare e staccare la Serbia di 6 punti. E chi ci avrebbe mai creduto un paio di mesi fa? In realtà il ruolo di Cassano e quello di Pazzini neanche negli anni settanta si sarebbe chiamato "ala", ma mi piace questa immagine e, se solo potessi, andrei di corsa a Capodichino con un taxi e salirei sul Napoli-Genova delle 15 e 55 (targato Alitalia, of course) per vedere i due attaccanti della Samp tra poche ore dare tutto per la Nazionale. O almeno così si spera. In effetti Cassano ha chiesto anche ai suoi amici, quelli veri, di volare oggi nella sua nuova città promettendo loro una notte di divertimento da non poter più dimenticare, e credo che un paio di reti ed altrettanti assist sarebbero davvero un ottimo antipasto da offrire in vista delle successive ricche portate a base di pesce (io scommetto che andrà a "La Medusa", dove anche sua madre è di casa ormai). Ma io, invece, dove vuoi che vada? Al massimo mi sarà concessa la tv più grande, ma è tutto da verificare perché c'è una contro-programmazione da paura...
Comunque speriamo bene. E speriamo che almeno il prossimo 3 giugno, con l'Estonia, si giochi qui, magari con Dossena, Maggio e Cannavaro convocati, e pure Lucarelli va', tutti convocati, che almeno questo Prandelli l'ha capito, e cioè che va premiata la città che ospita, e la maglia da titolare consegnata a Gilardino a Firenze con le Far Oer e oggi a Pazzini a Genova ne sono la conferma. Pronostico risultato finale: 3 a 1 per noi. Ho detto.
PS: il 2 settembre 2011 Far Oer-Italia a Torshavn. E pure è un'idea.

Reversibilità elementare

E' noto che il positone, antiparticella del più blasonato elettrone, nasce in occasione della scomparsa di un fotone di energia sufficiente, ma può anche succedere che l'annichilimento di una coppia positone-elettrone produca la nascita di un fotone. Questa che chiamerei "reversibilità elementare", intuita in realtà già da circa 80 anni e oggi provata numerosissime volte anche nei peggiori laboratori di Caracas, è mooolto interessante.

It's talking

La differenza tra "he", "she" ed "it" in Inglese si imparava in prima media e si impara oggi addirittura già a 6 anni circa e in fondo è proprio semplice semplice. Ci si aspetta che a parlare sia un he o una she, ma, come visto, non è sempre detto ed anche un it può dire la sua. Ci mancherebbe. Tutto sta nel ricordarsi che è un it.

20101011

Black hole's talking

L'emissione di una "radiazione del corpo nero" è assimilabile al parlare solo su certe frequenze, che non tutti riescono a percepire. Un po' come i cani che sono a volte infastiditi da ultrasuoni che il loro padrone non riesce a cogliere. La temperatura di questa "radiazione" è inversamente proporzionale alla massa del buco nero, e quindi diciamo che questo parlare "scotta" di più quanto più vicina allo zero è la massa della sua sorgente, ma molto più spesso è una emissione molto "fredda" in quanto la massa di un buco nero è sempre molto rilevante, almeno a giudicare dalla sua in genere notevole capacità attrattiva. Anzi, sempre seguendo Hawking, si può dire che è proprio la rilevante forza gravitazionale del buco nero a rendere reali particelle che sarebbero altrimenti solo virtuali e che riescono a non portare con sé informazioni sul corpo che le ha emesse. Il parlare del buco nero, il black hole's talking, è un po' tosto, lo so, ma alla fine si capisce tutto, compresi alcuni dei suoi devastanti effetti collaterali su chi ascolta quel parlare.
Felice settimana a tutti!

Black holes talking

Le emissioni da buco nero, secondo alcune teorie, esisterebbero. "Hawking ha dimostrato come gli effetti quantistici consentano ai buchi neri di emettere una radiazione del corpo nero, con soluzione esatta che corrisponde alla media della radiazione termica emessa da una sorgente termica idealizzata. La radiazione è come se fosse emessa da un corpo nero a una temperatura inversamente proporzionale alla massa del buco nero. Si può comprendere il processo a livello fisico immaginando la radiazione particella-antiparticella emessa appena oltre l’orizzonte degli eventi. Questa radiazione non proviene direttamente dal buco nero stesso, ma piuttosto è il risultato di particelle virtuali che – nascendo in coppia continuamente nel vuoto cosmico – diventano reali a causa della forza gravitazionale del buco nero. Per essere più precisi le fluttuazioni quantistiche del vuoto provocano la comparsa di coppie particella-antiparticella in prossimità dell’orizzonte degli eventi dell’oggetto celeste. Una particella della coppia cade nel buco nero, mentre l’altra riesce a fuggire nell’universo esterno. Per conservare l’energia complessiva la particella che è precipitata nel buco nero deve avere energia negativa (rispetto a un osservatore che si trovi lontano). Mediante questo processo il buco nero perde massa e a un osservatore esterno sembrerebbe che il buco stesso abbia appena emesso una particella. Una differenza importante tra la radiazione del buco nero, così come calcolata da Hawking, e la radiazione termica emessa da un corpo nero è che quest’ultima ha carattere statistico (solo la sua media soddisfa la legge di Planck della radiazione del corpo nero), mentre la prima soddisfa esattamente questa legge. Così una radiazione termica contiene informazioni sul corpo che le ha emesse, mentre la radiazione di Hawking sembra non contenerne: dipende solo dalla massa, dal momento angolare orbitale e dalla carica del buco nero".
Un poco poco complicatuccio come ragionamento, ma è certamente applicabile alla mia Teoria. Grazie Hawking!

20101008

Black holes

Copincollando le prime righe della definizione che Wikipedia dà di un buco nero mi è già tutto abbastanza chiaro. "Nella relatività generale si definisce buco nero un corpo celeste estremamente denso, dotato di un'attrazione gravitazionale talmente elevata da non permettere l'allontanamento di alcunché dalla propria superficie. Questa condizione si ottiene quando la velocità di fuga dalla sua superficie è superiore alla velocità della luce. Un corpo celeste con questa proprietà risulterebbe invisibile e la sua presenza potrebbe essere rilevata solo indirettamente, tramite gli effetti del suo intenso campo gravitazionale". L'accenno ad una velocità di fuga maggiore della velocità della luce, che mi riservo di approfondire, spiegherebbe anche salti temporali che non rispettano le leggi della Fisica classica applicata al nostro piccolo Universo, e, conseguentemente, passaggi ad altre dimensioni non investigabili.
Nella mia Teoria vagante un capitolo su queste stelle morte che diventano così pericolose per ciò che di vivente comincia a ruotar loro intorno ci vuole. Purtroppo.

20101006

Lo spessore di un atomo

La notizia dell'assegnazione del premio Nobel per la Fisica ad Andre Geim e Konstantin Novoselov in riconoscimento dei loro "pioneristici esperimenti sul grafene" è un po' una sorpresa, diciamolo, e forse c'è lo zampino di qualche multinazionale locale interessata allo sviluppo del "progetto grafene" in ambito telecomunicazioni e, soprattutto, sviluppo del sistema touchscreen, ma in fondo è così che gira il mondo, dai.
Spenderei una qualche parola in più sulla definizione data di "grafene" dai più, compresi gli addetti ai lavori. E' passato come una sorta di carbonio bidimensionale, per le eccezionali capacità, esplorate appunto dai ricercatori premiati, che questi fogli di carbonio (detti grafene) avrebbero nel condurre elettricità e calore, che poi alla radice sempre banale spostamento di particelle elementari è. Ma si può dire bidimensionale un foglio di carbonio avente lo spessore di un atomo? E lo si può dire soprattutto se le particolari caratteristiche di questo foglio dipendono proprio dallo spostamento di particelle molto ma molto ma molto più piccole di un atomo? Spostamento che quindi, evidentemente, non avviene solo lungo le due dimensioni principali del foglio.
Resterò nel dubbio, come quasi sempre.

Costellazioni

Una Teoria che mi vaga per la mente e con la quale potrei forse spiegarmi il Tutto è quella dell'esistenza di una corrispondenza biunivoca tra uomini e stelle.
Giusto per essere precisi io definirei "uomini" il risultato vivente di un percorso evolutivo seguito all'addensarsi in massa di una piccola percentuale della quantità di energia donata con la Creazione al nostro piccolo Universo, e quindi, sempre teoricamente parlando, chiamo "uomini" tutte le creature di un certo livello, diciamo così, che sono esistite, che esistono e che esisteranno nelle 3 dimensioni x,y,z in cui si muovono tutte le galassie esistenti, peraltro conosciute solo in minima parte dalla popolazione "umana" che popola il nostro microscopico pianeta.
Si aprirebbe qui il solito enigma chiamato tempo, ma lo risolvo per semplicità con il noto concetto di istante eterno e quindi non mi preoccupa minimamente il fatto che la manifestazione del Creatore sia avvenuta o avvenga o avverrà in modi e tempi diversi a seconda delle circostanze esistenti nei vari luoghi. Io poi credo fermamente che qui sia avvenuta 2010 anni fa, e poi in modo eclatante 1977 anni fa, ma questo è un discorso che esula.
Torno alla Teoria vagante. Se ci fosse una corrispondenza biunivoca tra gli uomini così come sopra definiti e le stelle intese come gli accumuli più rilevanti in massa di quantità di energia che poi, dopo alcune semplici trasformazioni chimiche, addirittura viene in parte restituita allo spazio circostante per consentire la vita dei percorsi evolutivi in essere, mi spiegherei praticamente tutto quello che mi accade, sia nella fase cosciente della mia esistenza terrena e sia, soprattutto, quello che mi accade nella fase incosciente della mia vita. E mai come in una settimana come questa ne sono stato più convinto.

20101005

Co' 'ste 'llazioni

Che ce faccio? Un'insalata, direi. Anzi, sai che c'è di nuovo? Anticipo la pausa pranzo e me la vado pure a magnà! In fondo anche l'amaro di qualche foglia selvatica, in una bella insalata, ci sta bene e poi dicono che aiuti a digerire il tutto.

20101001

Missione compiuta

In assenza di liberatoria di tutta una serie di personaggi interessati, visti i tempi che corrono, meglio limitarmi ad un paio di foto oggettivamente poco divertenti, ma che mi piace inserire oggi qui per ricordare questo 29-30 settembre 2010. A Termini non ho potuto fare a meno di fotografare il nuovissimo treno che sfreccia per l'Italia negli ultimi tempi, che mi piace tantissimo per quel suo singolare muso, davvero molto aggressivo. Sarebbe bello se anche grazie a questi nuovi mezzi di trasporto il nostro Paese potesse sentirsi più unito, ma mi sa che è dura.
Poi una foto al posto che amodio di più al mondo. Amodiare è un nuovo verbo, e si può usare solo per i luoghi, mi raccomando. All'inizio di via Nomentana, subito dopo Porta Pia venendo da via XX settembre, ci si trova di fronte questa importante sede istituzionale, oggi retta da Matteoli, ma dove ha dato il meglio/peggio di sé anche Di Pietro. Sarà per questo che amodio quel posto?
Alla prossima!

20100928

Roma ci aspetta

Sarà che mi sento molto lontano dalle posizioni ipercritiche del Ministro Bossi (un altro Ministero che manca, secondo me, oltre a quello di cui il Berlusca mantiene l'interim da mesi), sarà che per me i Romani sono sempre stati come dei cugini molto ospitali, sarà quel che sarà, ma quando qualcuno pianifica un raduno nella capitale il richiamo è irresistibile. Dopo gli impegni tecnici e politici di ciascuno l'appuntamento è lì, dove dice la freccia. Ciao!

20100926

L'esse-(i)n(i)ziale

Nella vita comunque paghi per le scelte sbagliate
per quelle occasioni mancate che non ti fanno dormire
ma ti sanno ferire con ostinazione
attraverso i ricordi di fatti e persone.
Ogni giorno ci porta notizie del tempo passato
e accende le luci su un volto che hai amato.
E' l'eterna ripresa di una scena sospesa.

L'essenziale è riuscire ad avere
qualche cosa di buono da fare o almeno da dire
per non restare a guardare.

L'essenziale è provare a dare il meglio
perché a dare il peggio c'è sempre tempo.
E infatti come vedi è tornato l'inverno...

Cosa stava per succedere, cosa stavo per prendere
ma ormai non accadrà, no, non succederà e non saprò mai
come sarebbe stato se quel giorno d'estate io non mi fossi fermato,
se quell'amore negato non si fosse perduto.
Ogni giorno mi porta notizie di quanto ho sbagliato
e accende le luci su un volto che ha odiato.
E' l'eterna ripresa di una scena sospesa.

L'essenziale è provare a fare
in modo di avere sempre qualcosa in cui credi
da inseguire per non restare a piedi.

L'essenziale è riuscire a dare forma
anche a quello che ti sembra assurdo
e se pensi al futuro non tutto è perduto.

20100924

Legare legami

Ogni legame è come un filo che parte da una persona e arriva a un'altra, e ogni filo è di un colore diverso, ha un diametro diverso, è fatto di un materiale diverso. Diverso è un filo d'acciaio da un cordoncino di spago. Diverso un filo elettrico da quello di nylon che si usa per pescare in un fiume. Cose in realtà già dette qualche post fa, parlando di unicità in potenziali infinità, ma oggi aggiungo un fatto determinante su cui avevo sorvolato nella precedente mia riflessione.
Dall'esterno, me ne rendo conto, può sembrare facile catalogare i numerosi fili che spuntano da una persona, dal suo telefono, dalle sue mani, dal suo cuore. Ma non è così, non è affatto così. Può capitare di non distinguere bene le altre caratteristiche, di fidarsi solo del colore dei fili e così di prendere un filo di cotone rosso e metterlo insieme agli altri fili rossi, quando invece andava associato agli altri fili di cotone, è chiaro. Finisce che chi cerca da troppo lontano di classificare legami omogenei resta impigliato nelle sue stesse fascette catalogatrici. Fascette che legano le dita di chi provava a legare legami.

20100917

41 e sentirli tutti

A mia volta mi fido del mondo,
non ti dico le botte che prendo.
Non c'è modo di starsene fuori
da ciò che lo rende tremendo e stupendo.
La canzone rimasta nel vento,
le sorprese che fa il firmamento
ed i primi che mangiano tutto
e gli ultimi pagano tutto quel conto.

Per il cielo è un po' presto,
per l'inferno non c'è posto,
per qualcuno è solo buio pesto.

A mia volta ti apro la casa
e ti trovi davanti un vampiro,
che a mia volta devo succhiare
tutto l’amore che riesco a rubare per me.
La linea sottile fra baciare e mangiare,
la linea sottile fra venire e partire.
C'è una linea sottile fra star fermi e subire.
Cosa pensi di fare? Da che parte vuoi stare?

A mia volta non smetto di andare
anche se non si sa ancora dove.
A mia volta invecchio alla svelta
perché non rinuncio a una certa illusione.
Una faccia che sembra destino
ed un vecchio che torna bambino.
E traguardi che sono partenze
e un tramonto che sembra mattino.

Per il cielo è un po’ presto,
per l’inferno non c’è posto,
per qualcuno è solo l’antipasto.

A mia volta mi lascio un po' stare
e mi faccio un periodo di mare.
Che a mia volta non è che mi cerco,
che poi non si sa cosa posso trovare da me.
La linea sottile fra il tuo bene e il tuo male,
la linea sottile fra dormire e sognare.
C’è una linea sottile fra tacere e subire.
Cosa pensi di fare? Da che parte vuoi stare?

Vuoi vedere che non era niente,
vuoi vedere che era già tutto lì.
Vuoi vedere che è venuto il tempo
e che è facile cosi.
Fra la voglia e il piacere,
fra la noia e il bicchiere.
C’è una linea sottile fra aspettare e scoppiare.
Cosa pensi di fare? Da che parte vuoi stare?

La linea sottile fra baciare e mangiare,
la linea sottile fra venire e partire.
C'è una linea sottile fra star fermi e subire.
Cosa pensi di fare? Da che parte vuoi stare?

20100915

Coast to coast by Max

Mentre dormi ti proteggo e ti sfioro con le dita,
ti respiro e ti trattengo per averti per sempre
oltre il tempo di questo momento.
Arrivo in fondo ai tuoi occhi quando mi abbracci e sorridi
se mi stringi forte fino a ricambiarmi l’anima
questa notte senza luna.

Adesso vola tra coriandoli di cielo
e manciate di spuma di mare. Adesso vola.
Le piume di stelle sopra il monte più alto del mondo
a guardare i tuoi sogni arrivare leggeri.
Tu che sei nei miei giorni certezza, emozione.
Nell’incanto di tutti i silenzi che gridano vita
sei il canto che libera gioia, sei il rifugio, la passione.

Con speranza e devozione
io ti vado a celebrare come un prete sull’altare,
io ti voglio celebrare come un prete sull’altare.
Questa notte ancora vola tra coriandoli di cielo
e manciate di spuma di mare. Adesso vola.

...
Sta arrivando il mattino, stammi ancora vicino,
sta piovendo e non ti vuoi svegliare.
Resta ancora, resta per favore e guarda come
vola tra coriandoli di cielo e manciate di spuma di mare.
Adesso vola.

...
Adesso vola.
Oltre tutte le stelle, alla fine del mondo,
vedrai, i nostri sogni diventano veri!

20100912

Unicità nella potenziale infinità

Ciascuno pensi a sé stesso. Che, scritta così, sembrerebbe quasi un invito a farsi i ca-fatti propri, ma non è quello il senso. Ciascuno pensi alla miriade di relazioni che ha avuto, ha ed avrà con altre persone, anche a quelle meno importanti, anche quelle che definire relazioni sembra pure eccessivo. Non so io quante potrei contarne nei miei (quasi, oggi siamo a meno 5 giorni) 41 anni di vita terrena, ma sono tante, eh. E si potrebbero pure classificare, ma non è neanche quello che mi interessa dire stamattina. Ciò su cui riflettevo dall'alba, e non so bene perché, è che ognuna di tutte le relazioni a cui riesco a pensare è stata, è e sarà necessariamente unica. Anche se volessi immaginare, e ci riesco molto bene anche da questo minuscolo pianeta su cui ci troviamo tutti imbarcati per un po', una serie di relazioni tendente all'infinito, ebbene anche in tale caso estremo, mi verrebbe naturale credere che ciascuna interconnessione tra due persone sarebbe per forza unica. E, sia chiaro, non perché ognuno di noi si comporti diversamente quasi come se volesse preventivamente in ogni rapporto dare una certa parte di sé celandone un'altra (la finzione dura sempre poco), ma proprio perché ogni volta nasce una nuova entità, unica, irripetibile, bella o brutta che sia, dovuta al contributo che ciascuna delle persone coinvolte dà e allo scambio reciproco che nasce e che prevede anche che ciascuno prenda qualcosa, non è uno scandalo ammetterlo.
Morale della favola: è evidente la facilità con cui si notano unicità nelle potenziali infinità di relazioni possibili; è facile dedurne che le infinità si moltiplicano se si pensa alle tante persone di un gruppo che decidesse di mettersi a contare ognuno le sue potenzialmente infinite unicità nei rapporti vissuti o ancora da vivere; se arriviamo ai miliardi di nostri coinquilini terreni siamo a numeri impressionanti di unicità sperimentate. La cosa (mi) porta a riflettere davvero molto.
Felice domenica a tutti!

20100908

Anzianietà

Concetto nuovo, nato poche ore fa elaborando dati. In particolare colonne di anni di nascita e colonne di anni di assunzione in servizio. Tanto per fare un esempio 1955 e 1998 per una riga e 1969 e ancora 1998 per un'altra. Si scopre allora che due signori apparentemente molto distanti nelle loro vicende (scuola, amici, fidanzate, figli) vengono riavvicinati nel 1998 per effetto di una vicenda lavorativa che li porta ad avere la stessa anzianità di servizio. Un tizio di 28,5 anni e uno di 43,1 che diventano colleghi e pure amici, perché no. Resterà però un gap incolmabile, già solo per come si affronta qualunque novità esistenziale da giovani e da un po' meno giovani, diciamo così, quando qualche legnata in più la si è già inevitabilmente presa. E questo anche se ci si riferisce a una colonna in cui c'è scritto l'anno di matrimonio, che sarà affrontato diversamente se ti sposi a 20 anni col primo amore o a 45 col trentaduesimo. Insomma serve un nuovo parametro per calcolare le affinità tra persone. E lo chiamo "anzianietà", con un formulone che fa una media ponderata tra l'età e vari tipi di anzianità maturata in servizio, fosse pure il servizio che fa un genitore, si spera con piacere, a uno o più figli nell'accompagnarli in giro per motivi di studio, sport, feste eccetera eccetera. Sento che sta proprio arrivando, è certamente lui. Il Signor Autunno.

20100907

Suddivisione in classi

Anche detta classificazione. Una delle attività più insidiose, specie quando diventa necessario classificare le persone, per i motivi più disparati. Serve pazienza, attenzione e anche cortesia, sì, di sicuro, perché tra i primi criteri di ogni seria classificazione non può mancare l'età anagrafica, dato tra i più sensibili che io conosca. Incredibile quanto incida l'anno di nascita sulla vita di una persona, ma forse sono io che mi illudevo che col tempo le diversità di età andassero ad essere sempre meno significative, non fosse altro che per la loro minore incidenza percentuale. Ho sempre detto che una cosa sono 3 anni di differenza a 10 e 13 anni e una cosa a 40 e 43, e un'altra ancora a 0,100 e 0,103 millenni. A 10 anni rappresentano il 30% di vita vissuta, a un secolo d'età solo il 3%. E oggi so che mi sbagliavo.
Viva il 69! Classe di ferro? Chissà, chissà.

20100906

1° giorno di scuola

Torna ciclicamente questo appuntamento, un tempo in una data unica per tutta la nostra splendida nazione. Il 1° ottobre quando ero piccolino piccolino e poi già a settembre. Ma il periodo, anche in tempi di federalismo scolastico, è sempre questo, un po' prima della fine dell'estate astronomica, un po' dopo l'inizio degli acquazzoni che ti beccano ancora disarmato, senza ombrello.
La mia mente, se penso al primo giorno di scuola, torna stranamente a quello del Liceo Scientifico dove, contro il parere di tutta la mia umanisticissima famiglia, volli ardentemente iscrivermi quando ero non ancora 13enne. Una bella battaglia vinta e forse anche per questo ne ricordo molto bene l'epilogo e cioè il giorno che presi reale possesso del mio banco accanto al mio migliore amico di allora.
La cosa che più di tutte mi colpì quel giorno fu l'andirivieni dei ragazzi più grandi nell'aula che era stata assegnata alla mia prima sezione D (non potrei mai dimenticare la sezione, denominatore comune di tutti e cinque quegli anni così importanti e belli allo stesso tempo). Durante tutta la prima giornata fu quasi incessante l'affacciarsi di certi "omoni", alcuni addirittura barbuti, mentre di ragazze che si affacciavano ne ricordo poche e tra l'altro non mi sembravano affatto "donnone", e questo sia prima dell'inizio delle lezioni, sia nelle pause tra le varie ore. Ma che volevano? Chi cercavano? Non capivo il senso di certe loro domande piazzate lì tra una risata e l'altra, ma capii poi presto l'obiettivo di quel voler offrire e cercare simpatia a tutti i costi.
Strano per me non aver saputo attingere poi, in occasioni analoghe, a quel mio patrimonio di ricordi. Ogni volta che sei all'inizio di qualcosa c'è qualcuno che sta lì da prima di te, e ti fa domande strane. Diventare subito amico di chi la sa già abbastanza lunga rispetto ad un certo ambiente può sembrare un vantaggio, all'inizio. Ma non lo è. Mai.

20100903

Aspettando Tive

Tive è una donna bellissima. Nel fisico la assimilerei a una Naomi Campbell, ma con un viso che mi ricorda Greta Garbo. Oltre alla straordinaria bellezza, Tive mostra sovente di avere una cultura eccezionale. Non so che percorso di studi abbia seguito da giovane, e poi come il suo capitale di umanità e professionalità si sia potuto accrescere a dismisura da più grande, ma di sicuro sa sempre sorprendere il suo interlocutore lasciando scoprire, con grande tatto, ogni volta un lato diverso del suo immenso sapere. L'ho incontrata a volte alla Floridiana e al Parco Virgiliano, qui a Napoli, e l'ho vista allenarsi nella corsa, ma credo che sia abile in molte altre discipline sportive. La vedo infatti molto coordinata ed elegante nei movimenti. Una sera ci siamo incrociati anche al San Carlo e la sentivo disquisire in una pausa con delle persone molto ben vestite di come sarebbe potuto essere più gradevole lo spettacolo con un'acustica più curata, non disdegnando commenti tecnici sulla notevole bravura di alcuni componenti dell'orchestra russa impegnata in quel giorno della loro lunga trasferta in Italia.
Io continuo ad aspettarla, Tive, ma davvero non so come finirà.

20100826

Controllo di potenze

Ricordo un vecchio spot di una nota marca di pneumatici, che finiva con un messaggio tipo "la potenza senza controllo non è nulla", riferendosi, con le dovute immagini, al fatto che anche le automobili più potenti non possono esprimersi al meglio senza un adeguato controllo della tenuta di strada, in curva, sul bagnato, ma anche solo in accelerazione, se sono davvero molto potenti. Vero.
Che cosa garantisce la tenuta di strada? Effettivamente proprio ciò che è a contatto diretto da un lato con la forza motrice e dall'altro con la forza resistente al moto. E la ruota, anche quella di un carretto trainato da un asino, deve assolvere a questo compito, sempre più difficile quando le velocità in gioco crescono o anche quando decrescono gli attriti a cui ci si può "appoggiare". Non è infatti da trascurare il ruolo degli attriti, considerati spesso solo un danno per lo svolgersi del moto. Un buon attrito sa "contenere" certi esuberi di potenza, al prezzo di una quantità di energia che si dissipa in calore.
Le potenze di cui disponiamo non vanno utilizzate confidando sempre sul fatto che un attrito ci aiuterà, ma vanno spese controllando continuamente le ruote su cui si appoggiano. Pure quando si tratta di alcune speciali rotelle del proprio cervellino. Vado a stirare qualche decina di camicie perché stirare, per esempio, mi rilassa moltissimo.

20100825

Ris-post

Tema 1. Il risparmio. Beati voi che risparmiate migliaia di euro all'anno! E non si tratta affatto di soldi virtuali! Immagino che rabbia che viene a chi (purtroppo ho appurato che ci sono anche lettori leggermente rabbiosi tra le mie migliaia) ne vorrebbe una manciata per tirare avanti. Il mio discorso è un altro e parte dalla considerazione che NON riesco a risparmiare, ma che mi consolo pensando a quanto ho sprecato. Non il contrario. Poi, se proprio dovessi andare a farmi un esame di coscienza (cosa che mi piace sempre fare, e la consiglio anche a chi si arrabbia per la bravura degli altri), mi accorgerei che ho sprecato molto poco, e quindi mi preoccuperei moltissimo perché avrei la conferma di essere su una border line un po' pericolosa per le persone che dipendono da me e da quanto sono o non sono capace di portare a casa. La soluzione, molto momentanea come tutte, che ho trovato è che sulle spese importanti (alimentari, abbigliamento, scuola, consumi energetici vari) non ho voce alcuna in capitolo. Ho preferito delegare il compito all'Ufficio acquisti di cui conosco, anche in senso biblico, la Dirigente. Io mi limito a "coprire" come meglio riesco i buchi che inevitabilmente si creano (ma per quanto appena detto non me ne sento molto responsabile, e questo mi conforta), anche grazie alla mia diplomazia in banca, dove mi amano quasi tutti per come li faccio campare con i miei piani di rientro (secondo me li propongono anche alle ditte in difficoltà ormai perché la finanza creativa di Tremonti a me mi fa 'na..., no, non si può scrivere).
Tema 2. Le vacanze. Passo.
Tema 3. Azioni e reazioni. Mi aggancio alla tua breve considerazione sul fatto che non bisogna farsi condizionare dagli altri, ma agire sempre autonomamente, per dire un paio di altre cosette su cui ragiono da tempo. Tutti ci diciamo "aperti al confronto", tutti conveniamo che la "crescita passa per il dialogo". Bei motti, niente da aggiungere. Il corollario sarebbe però, secondo me, che quando ci si rende conto che un altro sta dicendo una cosa giusta, quando è evidente che un mio comportamento è errato, io DEVO cambiare e potrebbe sembrare una reazione, in effetti. Il mio osservatorio personale mi dice poi che oltre una certa età, sì, proprio una certa età anagrafica, si cambia pochissimo e si peggiora moltissimo, forse proprio perché si è diventati meno condizionabili o, per fare ancora più bella figura, diciamo più coerenti. I giovani, viceversa, sono quelli che, vuoi per amore, vuoi per la necessità di trovare un lavoro, vuoi perché devono crescere un bambino, cambiano di più e che sono "costretti" a dar retta anche agli altri (superiori in grado, persona amata, suocera o cognata che ti dà una mano) e migliorano. Le mie svolte epocali (e spero anche quelle future) le devo (e spero le dovrò) a delle "reazioni", ma ne sono (e spero ne sarò) felicissimo.
Tema 4. Water, closed or opened (della serie io non schifo niente per lavoro, da bravo idraulico). Ti interessano i serbatoi domestici? Bene. In effetti molto più comodo di una vasca seminterrata è ogni contenitore metallico di quelli normalmente in commercio. A me piacciono tantissimo quelli piatti e alti, che si potrebbero accostare a una parete esterna della tua casetta, in giardino e "coprire" come più ti piace o con una specie di "controsoffittatura" messa in verticale anziché in orizzontale, o solo piazzandoci un paio di bei vasi con le piante e pittando di un bel colore il resto. Se ti bastano 1000 litri andrebbe bene un serbatoio piatto alto 3 metri, largo un paio e spesso solo 16 centimetri, per esempio. Oppure un quadratone di 2 metri per 2 spesso 25 centimetri, sì, forse è meglio e non lo devi neanche ordinare su misura. Se optassi per uno di questi serbatoi in acciaio è chiaro che il problema dell'utilizzo, o anche solo del ricambio, dell'acqua contenuta diventa di banale risoluzione perché al piede di questi serbatoi c'è sempre un rubinetto e sono fatti (sono davvero belli) per essere appoggiati sul piano di calpestio, e non interrati. Un bravo idraulico potrebbe sempre e comunque inserirli nel circuito già esistente, o tenerli "isolati" dal resto. Come uno preferisce. Il discorso che tu facevi delle damigiane, poi. Attenzione. Una cosa è l'innesco del moto e un'altra è la permanenza di quel moto. Se io metto una damigiana su un tavolo e la bottiglia da riempire più in basso, mi basterà l'innesco del moto e poi ci pensa la forza di gravità (in questo caso detto principio dei vasi comunicanti) a fare il resto. Ma se la damigiana sta a terra e io pretendo di riempire una bottiglia su un tavolo, mi sa che qualche problemino ce l'avrò. O no? Tutto ciò per dire che nell'ipotesi di vasca interrata serve una pompa, e magari anche un gruppo elettrogeno perché si suppone che possa mancare anche la luce se manca l'acqua, in uno scenario da stato di emergenza.
Tema 5. Potabilità. Mi fido solo dei potabilizzatori. L'acqua di fiume immessa in acquedotto è una realtà in tante zone d'Italia, ma solo dopo una potabilizzazione degna di questo nome. Esistono addirittura i dissalatori dell'acqua di mare (magari me ne vado a Dubai a progettarli, prendendo l'aereo insieme all'amico calciatore Cannavaro un giorno o l'altro). E' pur vero che, sempre in uno scenario di quelli che nella tua comunità studiate e che (ho avuto modo di osservare) suscitano l'ilarità nei più stolti, l'acqua di fiume io me la berrei anche dopo un filtraggio qualunque. Non certo morirei di sete con un fiume che mi scorre a fianco.
Tema 6. Saluti. Ciao F!

20100823

Tiro

Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde di andare e venire,
ricominciare a fluire.

Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare a tutti quelli che
partono, scappano o sono sospesi per giorni, mesi, anni
in cui ti senti come uno che si è perso tra obiettivi
ogni volta più grandi.

Succede perché, in un instante tutto il resto diventa invisibile,
privo di senso e irraggiungibile per me, succede perché
FINGO CHE VA SEMPRE TUTTO BENE, ma non lo penso, in fondo.

Torneremo ad avere più tempo, e a camminare
per le strade che abbiamo scelto, che a volte fanno male,
per avere la pazienza delle onde di andare e venire,
e non riesci a capire.

Succede perché, in un instante tutto il resto diventa invisibile,
privo di senso e irraggiungibile per me, succede anche se
il vento porta tutto via con sé, vivendo.

Necessità del superfluo

Credo che venga attribuita al solito Oscar, Oscar Wilde, una frase che sintetizza bene il punto su cui oggi ho deciso di soffermarmi, anche alla luce di recenti valutazioni che un po' dappertutto mi è capitato di leggere in questi giorni. Recita una cosa come "nella vita non vi è niente di più necessario che il superfluo", va be', l'avrò senz'altro storpiata come al solito, ma ci siamo capiti, credo.
Più o meno tutti si lamentano della crisi, questa parola che magicamente unisce le difficoltà (di sopravvivere) del più triste dipendente a quelle (di programmare già ad agosto il viaggio di 2 settimane per staccare un attimo a metà ottobre ai Caraibi) del certamente più allegro immobiliarista rampante. Però, e questo è verissimo, tutto esaurito ovunque (alberghi, ristoranti, discoteche, bar, piscine in montagna, fontane in collina, chalet al mare e chi più ne ha più ne metta) nelle 2 settimane a cavallo di Ferragosto, quando si spende molto di più e si ha certamente di meno in termini di servizi, ma anche di quantità di cibo nei piatti, per parlare di blasonate strutture "all inclusive" e per bocca di chi ci lavora. Mi si dirà che per alcuni il periodo di ferie è obbligato, con la chiusura imposta dal padrone, ed è vero, ma è obbligatorio anche indebitarsi per fingere che va tutto bene? E qui mi viene in mente Tiromancino (magari più tardi posto il loro testo che ho in mia testa, ma è un po' tirste a quest'ora del lunedì). Ebbene sì. Finisce che diventa obbligatorio l'indebitamento anche a fini vacanzieri, con il padre che per quelle 2 settimane penserà quasi sempre a quanto tempo impiegherà per rientrare dal buco che sta volontariamente aprendo nel suo già disastrato bilancio, e sorriderà sempre più tirato al bambino che gli chiede il gelatino e alla mogliettina che ha deciso che ha bisogno di un massaggio. Preciso che le mie considerazioni sono in generale, conoscendo le infiammabilità di molte code di paglia. Preciso che non mi sento più furbo degli altri per il fatto che vado in vacanza a luglio da almeno 10 anni. La mia è solo una libera scelta, come tante altre, e potrei benissimo cambiare idea quando mi pare per mille motivi che non mi vengono in mente in questo momento, ma ci sono senz'altro.
Ma io volevo parlare d'altro. E ci riprovo. Volevo parlare del perché è necessario il superfluo, ma non riferito alla vacanza, ma al quotidiano proprio terra terra. Esempio. La mancia. La mancia si lascia anche al ragazzo del bar dopo aver bevuto il caffè, al tavolo dove uno ha mangiato un panino da 3 euro, non dico al tavolo del prestigioso ristorante o alla reception dell'hotel a 5 stelle. Io dico che è necessario lasciare la mancia anche per la spesa alimentare che viene garantita ad un normalissimo lavoratore col suo ticket restaurant. Oppure anche la caramellina inutile che si acquista dal tabaccaio, o la giocata da 2 euro al Superenalotto dopo aver sentito parlare per giorni al telegiornale dei 110 milioni a cui è salito il premio per il 6. Tutte spese superflue, ma necessarie. Perché? Il perché risiede, secondo me, e dopo averlo cercato per un bel po', nella necessità che tutti abbiamo, e mi riferisco anche ai più sfigati, di convincerci che potremmo vivere con meno di quello (a volte già poco) che ci facciamo bastare. Mi spiego. Se io non avessi il ricordo, recente ma allo stesso tempo già sbiadito, di aver sprecato un po', come potrei accettare serenamente l'idea che con grande probabilità avrò nel 2011 maggiori spese ed entrate (se va bene) uguali a quelle di quest'anno? Se non avessi da rimproverarmi alcune cretinate come potrei avere fiducia in un futuro che, a detta di tutti, più passeranno i lustri e meno soddisfazioni potrà donarmi? La mia speranza, quindi, che devo alle cretinate commesse, è di avere un margine di miglioramento, che sarà tanto maggiore quanto più numerosi saranno stati gli strappi alla regola che ricordo. E aggiungo di riuscire ormai a forzare la mia memoria al punto di convicermi di aver dato mance più laute, di aver comprato pacchi di caramelle e di aver giocato centinaia di euro a giochi e giochini vari (tutte cose non vere, ma a cui devo credere) per poter essere convinto di avere un polmone che chiamerei il mio salvadanaio virtuale, e cioè l'insieme di quei tanti soldini già spesi che potrei decidere benissimo di non spendere più, senza danni reali per alcuno.
PS: lo stesso discorso, esattamente duale, lo faccio con il tempo e mi viene molto molto bene, uguale uguale.

20100820

Water on life

Sempre nel tentativo di offrire utili spunti per approfondimenti che fossero ritenuti interessanti al fine di meglio preparare l'intervento in quel della splendida Venezia, direi che un passaggio lo merita anche il tentativo di alcune comunità di crearsi un piccolo bacino di accumulo della preziosissima risorsa idrica sbarrando anche un modesto torrente con l'utilizzo di materiali reperibili in genere sul posto, ben compattati, e la realizzazione di pochi manufatti in c.a. per lo scarico delle portate eventualmente esuberanti. E mi viene in mente un bellissimo villaggio turistico della Sardegna meridionale (non faccio nomi, ma solo cognomi "Il Forte Village") dove, specie in giugno, si incontrano giovani calciatori accompagnati da ancor più giovani donzelle e dove si è deciso, per l'appunto, di creare una riserva idrica affinché non vi sia MAI carenza d'acqua, che sennò come si fa con gli idromassaggi eccetera eccetera? Mi viene anche in mente la storia di un medico di Pescopagano (PZ) che decise di sbarrare il torrente Ficocchia (affluente in destra dell'Ofanto) per rendere autonoma la sua cittadina anche in termini di energia elettrica. C'è da dire che per poco, anni dopo, lo sbarramento non sifonò, ma si decise poi di ricostruirlo e ancora oggi lo guardo, talvolta, quando mi affaccio su quella splendida valle dal versante opposto, quello campano, sporgendomi da un muretto che fa da confine al piccolo cimitero dove riposano i miei avi, proprio a fianco alla tomba di famiglia. Passo e chiudo, per ora.

20100819

Water in life

Sempre in attesa di indicazioni più precise, continuo con alcune parti che comunque dovranno essere almeno accennate (altri 3-4 minuti) per poter andare al punto finale dell'intervento (che non so ancora qual è). Ad oggi, in base alla statistiche disponibili, il consumo idrico quotidiano per abitante varia molto in base ai tanti fattori che incidono sulla vita che si svolge nel luogo di residenza. Nei centri abitati più piccoli il consumo è minore, mentre nei grossi centri è maggiore (questo per la presenza di strutture quali ospedali, caserme, alberghi, che contribuiscono non poco al consumo idrico in una città). Nelle zone in cui la tipologia abitativa consente di avere parecchio verde, chiaramente, vi sarà un consumo idrico maggiore. Da non trascurare poi la tariffa a cui l'acqua viene venduta e la disponibilità della risorsa (che sarà molto maggiore in Trentino rispetto alla Puglia, per dire). Detto tutto ciò, si può concludere che in Italia un valore di 300 litri per abitante al giorno sono un valore da consumo che chiamerei di "fascia alta", mentre circa la metà sono quelli che servono realmente a ciascuno nella propria residenza vera e propria. C'è da precisare poi che stime attendibili danno pari al 5% del consumo personale quotidiano la quantità d'acqua che necessariamente deve rispondere al requisito di potabilità, quindi, esagerando, diciamo 10 litri al giorno per ognuno.
Ricapitolando, ed invitando come già fatto ieri la persona interessata a ricerche più accurate in rete (che io sto andando a memoria), una autosufficienza in casi di emergenza prevederebbe una riserva di una decina di litri di acqua potabile per ogni persona del proprio nucleo familiare e per ogni giorno previsto di disservizio, mentre una riserva di circa 150 litri di acqua non necessariamente potabile per persona e per giorno per tutti gli altri usi personali dell'acqua che non richiedono la potabilità (basta una vasca seminterrata realizzata senza particolari accorgimenti larga tre metri per un paio di lunghezza e uno solo di profondità a fare 6mila litri stoccati).
Tanto mi è venuto stamattina.

20100818

Water is life

"Autosufficienza ed emergenza, per quel che attiene all'uso domestico dell'acqua". Detta così può essere tutto e il contrario di tutto, ma io ci provo lo stesso. Prediligo il blog, come mezzo di comunicazione, perché mi fa piacere così, ma le mail di chi mi stima le leggo sempre e quindi puoi scrivermi come preferisci.
Ma andiamo al sodo. Intervento di 15 minuti, bene. E la platea? Giovani, meno giovani, diplomati, laureati, professori universitari? Va be', per ora faccio un'introduzione, poi mi fai sapere e ci regoliamo con il grado di complessità. D'obbligo un breve excursus sui grandi acquedotti degli antichi Romani, di 3-4 minuti al massimo, che spendevano cifre inaudite per costruire manufatti come gallerie e ponti per far giungere l'acqua dalle montagne fino alle loro splendide ville lungo i litorali tra Campania e Lazio (se platea prevalentemente leghista sorvolerei sui luoghi di arrivo dei canali, e i più penseranno che per forza delle opere così belle e funzionali si possono ammirare solo a Nord del Po). Fondamentale poi, dal punto di vista tecnico, soffermarsi sul fatto che l'acqua arrivava dalle sorgenti fino ai serbatoi nei principali centri abitati solo per gravità, e questo, se da un lato indica la necessità di essere stati precisissimi nei calcoli delle pendenze, dall'altro dà l'idea di quanto difficile fosse preservare la risorsa idrica da eventuali inquinamenti (anche banalmente prodotti da animali o dalle intemperie). Altro accenno si potrebbe fare alle vasche che i Romani costruivano per stoccare, in prossimità delle loro residenze, una quantità d'acqua sufficiente a garantire una riserva per eventuali guasti delle condotte. Molto affascinante potrebbe essere la storia dei livelli idrici stranamente anomali che si verificarono nei serbatoi intorno a Cuma poco prima della devastante eruzione del Vesuvio raccontata da Plinio e giunta fino a noi. Si suppone oggi che il guasto all'acquedotto che non consentì all'acqua di giungere fino alla zona flegrea fosse dovuto a sconnessioni del canale in galleria avutesi nei giorni precedenti l'eruzione vulcanica. Oggi anomalie analoghe sarebbero un campanello d'allarme significativo per mettere in salvo centinaia di migliaia di persone. Ma sto divagando. Del resto mi conosci e sai che se mi metto a scrivere mi vengono in mente collegamenti spazio-temporali un po' strani. Va be'. Per ora mi fermo qua e in rete troverai di certo immagini e descrizioni idonee a realizzare una per me obbligatoria breve introduzione sull'ingegneria idraulica ai tempi dei Romani, una delle discipline che consentì, e non solo nei dintorni di Roma, di fare la differenza rispetto ai barbari.
"Water is life" era infatti il motto preferito di Giulio Cesare.

20100817

Ricorda e lascia ricordare

Non è da tutti, ma bisognerebbe almeno provarci. Io ci riesco senza problemi ormai. E tu?

20100813

In elicottero

Volare in elicottero è bellissimo, molto di più che in aereo. All'inizio è un po' come stare in un ascensore potentissimo perché in pochi istanti un bravo elicotterista porta il mezzo in sicurezza rispetto a tutti i manufatti circostanti l'area di partenza. Trovata la giusta quota, comincia il volo verso la direzione scelta, ma ho avuto sempre la sensazione che un bravo pilota assecondi in qualche modo il vento, e in quota ce n'è sempre di vento. Fa delle traiettorie che possono anche sembrare irregolari, ma che evidentemente vanno bene lo stesso visto che poi si arriva sempre dove si voleva. E' in quei minuti, quando si osserva la valle ripida scorrere sotto i piedi o, come dicevo, in alcuni momenti anche di lato quando il vento è forte, che ci si sente come delle libellule. Ecco, secondo me le libellule volano come gli elicotteri, ma sarebbe più corretto dire il contrario solo che di getto ho scritto così ormai. I principali incidenti capitati in montagna agli elicotteri sono sempre stati dovuti a cavi d'acciaio abusivi che qualche folle (sicuramente leghista) tira da un versante all'altro della valle per portar giù un po' di legna, in genere di notte perché se lo beccano mi sa che se la passa maluccio. Càpita però che anche di mattina presto quei cavi siano ancora su e ogni elicotterista lo sa che li potrà vedere solo quando sarà troppo tardi e così la traiettoria di mattina presto, oltre che essere planimetricamente governata dai venti, risente anche altimetricamente di questa necessaria ridondanza per essere sempre tutti in sicurezza. Volare un po' più alto, poi, diciamo che fa sempre bene proprio alla salute, in generale. E poi c'è pure da dire che la scala con cui si è capaci di osservare i fenomeni di interesse cambia progressivamente man mano che si sale e molto spesso è lo sguardo d'insieme che consente di cogliere la reale motivazione del problema che si vuole risolvere, che poi è uno dei principali motivi per cui si è noleggiato l'elicottero, del resto. Sì, ma un giorno un elicottero piccolino me lo compro proprio, eh. Sarebbe davvero il massimo averlo in giardino.
Felice Ferragosto a tutti!

20100812

Le immagini sintetizzano

C'era un fuoco in mezzo alla radura, davanti alla grotta in cui ci eravamo rifugiati. Era tenuto sempre acceso per tenere lontane le fiere che si nascondevano benissimo nel fitto bosco che si sviluppava su quel versante del monte dove ci era toccato di imbatterci e la cui cima, pur se di certo sempre più vicina, mi sembrava viceversa sempre più irraggiungibile.
Il rischio più grosso che corremmo fu quello prodotto dal fumo, inevitabile effetto collaterale del fuoco, che all'alba risultò evidentemente visibile da molto lontano, anche da villaggi di cui neanche avevo mai sentito parlare e che si rivelarono abitati da tribù ostili. Accadde tutto molto velocemente. Era ancora mattina presto quando ci ritrovammo accerchiati da molte decine di uomini e donne armati di coltelli e accette, decisi a tutto pur di rapire la donna che ci era stata affidata in custodia e che, a questo punto, davvero rischiava la vita (cosa a cui io non avevo mai voluto credere). Ad estremi mali estremi rimedi, mi dissi. E così uscii dalla grotta col mio fucile automatico di ultima generazione, sparando alcune raffiche in aria. La cosa dovette impressionare molto perché fuggirono tutti, senza sapere bene che cosa fosse quella specie di bastone da cui usciva tutto quel fuoco e che aveva di fatto prodotto la istantanea caduta di un paio di pesanti rami dagli alberi più vicini. Cosa che avrebbe normalmente richiesto un paio d'ore di lavoro di una decina di loro con i migliori mezzi di cui disponevano al villaggio.
Potemmo così proseguire il viaggio, ma la consapevolezza della impossibilità di azzerare certi rischi mi rendeva ancora più prudente nel guidare il gruppo. Sapevo che ce l'avremmo fatta, comunque. Non potevano essere coincidenze tutte quelle favorevoli circostanze che mi avevano condotto lì dov'ero ed era questo che mi dava la certezza della riuscita nell'impresa affidatami. Ne sarei andato fiero per il resto dei miei giorni e, soprattutto, ne avrebbero beneficiato i miei figli e i loro figli e i figli dei loro figli.

Le parole insegnano

Nomadi che cercano gli angoli della tranquillità,
nelle nebbie del Nord e nei tumulti delle civiltà.
Tra i chiaroscuri e la monotonia dei giorni che passano,
camminatore che vai, cercando la pace al crepuscolo,
la troverai alla fine della strada.

Lungo il transito dell'apparente dualità
la pioggia di settembre risveglia i vuoti della mia stanza
ed i lamenti della solitudine si prolungano.
Come uno straniero non sento legami di sentimento.
E me ne andrò dalle città nell'attesa del risveglio.

I viandanti vanno in cerca di ospitalità
nei villaggi assolati e nei bassifondi dell'immensità.
E si addormentano sopra i guanciali della Terra.
Forestiero che cerchi la dimensione insondabile
la troverai, fuori città, alla fine della strada.

I numeri parlano

Quello che si può scoprire leggendo nei numeri è veramente sorprendente. Mi stupisce sempre, anche se oramai dovrebbe essere per me cosa nota. L'ultima è stata la rivelazione di una convocazione che magari è stata effettuata attraverso canali molto riservati, ma che appare impietosamente evidente incrociando qualche decina di dati di pubblico dominio. Una cosa che si fa in cinque minuti a mente, e senza alcun problema.

20100811

Tiro di sinistro

Qualcosa c'è che ti fa paura
e rende incerto il tuo volo.
Sarà l'idea che il tempo si consuma
e all'improvviso sei solo.
Come un attore hai scelto il ruolo
di chi è sicuro di sé,
ma sai benissimo che la tua arte
è nella parte fragile di te.

Cerca angoli di cielo, fantastiche visioni,
per dare nuova luce ai tuoi occhi,
lasciando entrare tutte le emozioni
senza far finta che l'amore non ti tocchi.
Prendi tutti i suoni dal frastuono di ogni giorno
cerca tra la gente le parole,
segui la tua vita, non lasciarla andare,
ora è il momento.

Perchè non c'è nessuna differenza
se vinci o se perdi,
quello che conta,
che ha più importanza, è essere quello che sei.

... (ritornello, ma con "il dolore" invece che "l'amore" e "ama" invece che "segui")

Prendi tutti i suoni dal frastuono di ogni giorno,
cerca in ogni notte un po' di sole.
Ama la tua vita, non lasciarla andare,
ora è il momento. Non aspettare!

20100810

AmaCassaBa

Ed ecco a noi il grande trio della nuova Italia targata Prandelli: Amauri, che paga le tasse in Italia da 10 anni (dice), Cassano, che ho scoperto essere nato all'estero e come tale non essere degno di rappresentarci (dice la simpaticissima Lega) e Balotelli, che secondo me è il più bravo di tutti (e sorvoliamo sui commenti della sempre simpaticissima Lega). Stasera, in diretta da Londra, alle ore 20 e 45 su RaiUno, lo vedremo all'opera contro la Costa d'Avorio, in amichevole. E speriamo bene. Ma volevo spendere due parole su Prandelli e vado accapo.
Lo ricordo come calciatore, niente di che. Lo ricordo giovane allenatore, bravo. Lo ricordo, è storia recente, a Firenze, amato dai tifosi che però, almeno i meglio informati, ritengono che già da tempo fosse d'accordo con la Federazione per andarsene a sostituire Lippi (e quale che fosse stato l'esito dei Mondiali per l'Italia) e forse attribuiscono anche a questo qualche calo di tensione di troppo nell'ultima stagione della Fiorentina. Ma ho saltato un passaggio. Lo ricordo anche appena arrivato a Roma, quando era un emergente con il primo contratto realmente interessante dal punto di vista economico, quando si dimise per stare accanto alla moglie gravemente ammalata, scusandosi per non poter portare avanti l'incarico professionale poco prima assunto e conseguentemente rinunciando ai relativi compensi senza alcuna garanzia sul suo futuro lavorativo, preoccupato com'era soltanto di quello suo familiare. Un signore. Un esempio. E ora vai con l'AmaCassaBa!

20100809

Automattismi

Nella vita di molte persone, e azzarderei anche il tutti al posto del molte persone, ci sono attività che partono in automatico.
La fase del risveglio, partiamo da lì. C'è chi ha l'abitudine di prepararsi la macchinetta del caffè già la sera prima, e deve solo accendere il fornello. C'è chi se la scola tutta, magari aggiungendo alla dose di caffeina per 3-4 persone una mezza tazza di latte freddo, così, giusto per non andare in ipertensione già alle 7 del mattino. C'è pure chi odia il caffè ed avrà la passione per un'altra bevanda o per i biscottini al cioccolato, non so, ma di certo ognuno avrà la sua routine di avvio, chiamiamola così.
Saltando quelle 10-12 ore potrei passare alla fase del rientro a casa dopo il lavoro. Anche lì ci sarà una sequenza di azioni più o meno meccaniche che dipendono da tanti fattori, ma che restano globalmente fisse tranne per eventi imprevedibili e comunqe poco probabili. Il parcheggio dell'auto, sempre allo stesso posto, la chiusura degli sportelli con il controllo dell'aver chiuso, lo sguardo all'interno dell'abitacolo quando è sicuro che non c'è niente da poter dimenticare, ma si guarda lo stesso. L'entrata in casa, il passaggio, più o meno lungo, nella sala da bagno. L'inizio di quello che si deve fare a casa, che può essere il dover cucinare o, nei casi più tristi, il dover ancora lavare i piatti della sera prima. Direi che ci siamo capiti.
Ma perché quella doppia T nel titolo? E' un refuso? No, è che mi rendo conto, osservando gli altri, ma anche avendo la capacità di uscire spesso da me stesso ed osservando il mio me nelle varie faccende affaccendato, che può verificarsi un eccesso di delega che ciascuno concede ai suoi automatismi. Prima parlavo del rientro a casa, per dire, e in merito, come eccesso, avrei il caso di un distinto signore che abitava nel condominio dove sono cresciuto che era capace di andare a strattonare la maniglia del suo box in cui aveva appena parcheggiato almeno 2 o 3 volte, per essere certo di aver chiuso bene. Alcune volte tornava sui suoi passi dopo essersi allontanato già parecchio dalla zona garage e di nuovo verificava di aver chiuso, in preda ad un automattismo, con due T di sicuro. Seppi, mentre ero militare, che la moglie lo aveva lasciato, così, da un giorno all'altro, pochi giorni dopo il matrimonio della loro seconda figlia. Chissà da quanti anni la donna sopportava non voglio manco immaginare quali automattismi. Forse se qualcuno glielo avesse detto, al suo lui, con garbo, che il rischio di lasciare per una notte aperto il box non era poi così grave da correre, chissà, magari la sua mente non avrebbe più assecondato troppi meccanismi automatici. O forse no, chissà.
L'eccesso di delega, come l'ho definito prima, non va bene. Bisogna assolutamente rimettere in discussione tutto ciò che facciamo in automatico. E la più grande vittoria è cambiare nei nostri comportamenti ciò che ci sembra assolutamente immutabile, dopo aver chiesto a chi ci conosce bene qual è quella cosa un po' strana che ci vede fare ogni giorno alla stessa ora, in automatico, e modificare proprio quella, convincendo il proprio sistema operativo a modificare proprio quella routine, come sa fare qualunque bravo programmatore con un suo programma, prima che gli sfugga dalle mani.

20100806

A Stratto

Tutto cominciò quando mi allontanai per qualche giorno da casa, alla guida della mia auto sportiva, e mi trovavo ad un check-point di frontiera, che doveva per forza essere stata spostata da qualcuno avendola io raggiunta in un tempo mooolto minore di quello che si potesse immaginare guardando su carta l'itinerario seguito, e comunque stavo lì, tipo Elton John nel video di Nikita (e chi vuole se lo vada pure a cercare che a me i link non piacciono). In effetti, proprio come nel video, tra i militari addetti ai vari controlli c'era anche una donna, ma non c'entra niente con quello che voglio dire.
Ero un po' agitato perché mi avevano messo lì a stagionare sotto al sole, che pure nei Paesi dell'Est picchia duro ad agosto, quando mi dissero di accomodarmi in quel gabbiotto con degli spessi vetri antiproiettile alle piccole finestre. Presi posto in una poltroncina in plastica, scomodissima, e mi sembravo Fantozzi, anzi no, Fracchia al cospetto di una Commissione presieduta, ovviamente, dal Gran Figl. Putt. Barone di Von Ischler. E infatti cominciarono le domande di cultura generale. In che anno Napoleone imparò a memoria il terzo canto del Purgatorio della Divina Commedia? E, soprattutto, perché? Chi lo costrinse a farlo? Oppure. Ci elenchi tutti i fiumi della Russia lunghi più di 100 chilometri, in ordine, da Ovest fino al Pacifico, e per ciascuno di essi ci dica almeno 23 affluenti in sponda destra e 17 in sponda sinistra. Insomma cosette che chi ha preso la Maturità prima di Tangentopoli ci può pure arrivare. E infatti, con qualche esitazione, superai la fase preliminare dell'esame. Si passò poi ai 10 scritti previsti. Tema di Letteratura tedesca, una composizione in versi endecasillabi (fissati con Dante, oh, all'Est), uno scritto di Chimica, uno di Fisica, uno di Analisi, uno di Geometria, ovviamente anche Storia dell'Arte, Musica, Pittura e Scultura.
Completai tutto in 6-7 ore, e infatti era quasi sera quando il Presidente, nel restituirmi il passaporto già vidimato, mi fece capire che potevo proseguire il viaggio dicendomi 3 parole.
Benvenuto a Stratto.

20100805

Da molto lontano

Osservavo già da un po', non so dire esattamente quanto, quella scena così particolare nel suo variare continuo delle sue tante componenti, pur essendo inquadrabile in un moto che definirei globalmente permanente, nel senso idraulico del termine.
Ma andiamo con ordine. Ero stanco, stanchissimo, come dopo una estenuante scalata, di quelle che cominciano dal sentiero che parte dietro la fontana e poi, per successive e consapevoli scelte, finiscono sempre in una arrampicata sulla roccia dove le braccia lavorano quanto le gambe, se non di più. Tra l'altro anche col rischio continuo, questo inizialmente non considerato, di cadere all'indietro senza speranza di poter frenare in alcun modo la caduta. Ma comunque era finita, e io stavo lì a guardarmi l'orizzonte, e cercavo di convincermi che davvero da lassù si potesse vedere il mare. Perché solo osservando il mare mi era capitato di guardare un orizzonte così. Fatto sta che all'orizzonte si vedevano come dei lampi continui, simili a quelli di una tempesta che si sviluppa ancora in alto mare, visti da una spiaggia, come dicevo. Sopra questi bagliori e al di sopra di una zona molto turbolenta con un colore di fondo che definirei grigio a chiazze più chiare e più scure, stranamente, un azzurro intenso. In realtà era un blu scuro nei punti più vicini al grigio e poi, man mano, diveniva più chiaro verso l'alto, fino ad essere così luminoso da non poterlo osservare a lungo. Diciamo che, almeno per un pezzo, era come la sequenza contraria delle sfumature del blu che capita di vedere dopo il tramonto, quando all'orizzonte è ancora chiaro e allo zenit si vedono già distintamente le stelle. Ma la cosa ancora più sorprendente era il colore di quel mare, o meglio di quello che io credevo fosse il mare, che era arancione al confine basso del grigio turbolento, e poi rosso, marrone, fino al nero. Ma nero nero. Un nero che non si può descrivere e che mi infastidiva guardare, tra l'altro.
Il bello venne quando mi accorsi di poter zoom-are, come siamo abituati a fare con un click a computer su una foto. Era una funzione che mi si attivava quasi involontariamente, bastava che fissassi più a lungo una parte del tutto, ma solo sul grigio maculato e con quegli strani lampi al suo interno. Mi resi conto, così, che ad ogni lampo corrispondeva la nascita di una bolla incandescente, che poi inevitabilmente implodeva in sé, dopo un tempo tutto sommato contenuto, con un flash che era ben diverso dal lampo iniziale della sua creazione, ma senza zoom non avrei di certo saputo distinguere l'una dall'altra le due diverse illuminazioni istantanee. Zoom-ando poi all'interno in alcune di quelle bolle di fuoco, nel tempo che mi era possibile farlo, notai come delle collanine di perle luminose, alcune più lunghe e chiuse, altre come interrotte, spezzate. E guardando una di quelle perle, ingrandendo ancora la sua immagine sempre solo fissandola a lungo, la vidi circondata da piccole pietre preziose, capaci però di splendere solo della luce riflessa della perla centrale. Osservando meglio una di quelle pietre, una che mi sembrava tutta azzurra, vidi che la sua superficie aveva anche della aree marrone scuro, e anche altre verdi, solcate da impercettibili linee blu. Risalendo con lo sguardo su di una di quelle linee, fino al suo inizio, vidi me che cominciavo a scalare una parete rocciosa, dopo aver percorso un sentiero che partiva da dietro una fontana.
Alla sorgente. Da molto lontano.

20100804

La toppa (come è è)

Copre lo strappo, ma evidenzia il danno.

La tappa (corta, ma gustosa)

No, non è Lady Gaga, lei se la fa con Alejandro ormai. L'ho persa, in pratica.
Parlo di ciclismo, che è uno di quegli sport (tanti) che oramai pratico solo in tv, quando è possibile. In particolare amo le corse a tappe, per quel loro raccontarsi a puntate, tipo telenovela diciamo. Le prime tappe di un Giro d'Italia o del Tour, o anche di una Vuelta, sono più o meno di presentazione, con una breve corsa a cronometro individuale, un paio di pianure da solcare tutti insieme sorridendo alle telecamere in motocicletta, al limite una crono a squadre, così, tanto per dare una forma alla classifica. Per poi cominciare davvero. Sì, ma quando? Forse sull'Appennino, perché c'è quell'arrivo in salita in Abruzzo, o, chissà, in una di quelle tappe da centinaia di chilometri tipo da Marina di Pisciotta a Formia, passando per Agropoli, Salerno, Nola, Caserta e pure Capua, va', quando c'è il folle che se ne va in fuga alle 10 di mattina, all'ora di pranzo ha quasi un'ora di vantaggio su tutti gli altri, e poi, invece, lo prendono inevitabilmente nel pomeriggio, a 200 metri dall'arrivo sul lungomare, quando il velocista di turno lo supera a 73 all'ora, contro i suoi 35 scarsi e lo fa sembrare il fesso che, ovviamente, non è.
No, la svolta di qualunque corsa a tappe è sempre in quella parte corta e gustosa del titolo del post. Si parte più tardi del solito, verso le 13, dopo pranzo (che i ciclisti mangiano alle 11 e 45 e so' capaci di farsi pure il riposino dalle 12 e 15 alle 12 e 45). La media oraria sarà bassa, sui 30 all'ora. Quei 100-110 chilometri finiranno sempre e comunque un po' prima del tg delle 17, quindi, ma che splendido lancio per quelle notizie che mai, salvo in rarissime e funeste occasioni, vedono share a doppia cifra. Il bello è quando dalla passeggiata iniziale, dopo un'oretta di riscaldamento in cui ci si fa quella quarantina di chilometri chiacchierando del più e del meno (anche i ciclisti amano la Matematica, come è noto), si passa alla svolta brusca, in genere a destra, dove comincia un muro, perché chiamarlo salita sarebbe ridicolo. C'è sempre una fase interlocutoria, in cui non si capisce bene chi si staccherà in avanti, ma poi qualcuno se ne va sempre. Il gruppo, nei momenti che contano, non c'è mai a sostenere il più bravo. Anche il gregario più fidato, con tutta la sua buona volontà, non ce la potrà mai fare a stare al fianco del cavallo di razza. E così restano quei 2 o 3 capitani delle principali squadre a giocarsela, ciascuno da solo, con quel numero 1 a fianco alle decine ad indicare l'essere in fondo già dei predestinati a restare soli. Non conterà neanche tanto vedere chi la vincerà quella tappa. Alla fine sarà stato bello osservare i migliori battersi, con il gruppo che arriverà dopo, molto dopo, sulla vetta. E' così, il gruppo arriva sempre molto dopo sulle vette. Ma forse è giusto così.

20100803

Clapet magia

Le valvole che preferisco.
Le ho sentite a volte chiudersi all'improvviso, una botta secca prodotta da un disco d'acciaio che sbatte violentemente su una corona circolare tostissima, progettata per resistere a quell'urto quando diventa necessario. Il rumore metallico che si trasforma percorrendo cunicoli lunghi chilometri, ma tornando spesso in parte indietro fino alla originaria fonte, per effetto di inevitabili ostacoli al flusso delle onde sonore, talvolta invisibili anche per l'occhio più esperto per quell'abitudine che si ha a non voler vedere ciò che non interessa, fino a quando non interessa. La certezza che non vi sarà forza (di quelle in gioco) capace di vincere il clapet, una volta entrato in funzione.
Una magica garanzia.

Panta lei

Tutto corre.

Elba

Ho un ricordo molto preciso dell'Elba, dell'isola d'Elba. Estate 2003, 2 settimane a cavallo tra luglio e agosto, con Sant'Anna del Volterraio come base, ma poi tanti giri, in auto e in barca. Il ricordo è quello di un'aria sempre calda (fu il periodo in cui in Francia non so quanta gente letteralmente morì di caldo), resa spesso quasi irrespirabile anche per effetto dei continui incendi che colpirono l'isola in quei giorni. Di notte, poi, da un lato il mare, ma alle spalle, e per vari giorni, il colore arancione del cielo a far capire che dietro i rilievi c'era ancora l'indomito fuoco ad impegnare i tanti Vigili accorsi per evitare almeno danni alle persone.
Cosa poi assolutamente rara per me, unica se poi faccio riferimento ai soli periodi estivi, per un paio di giorni febbre a 40 e sogni-visioni a tutta forza. Indossavo perfino gli occhiali da sole a letto per il dolore fortissimo che mi provocava la luce e sudavo, sudavo. Una tortura, se ci penso. Poi le zone impervie dei giacimenti di ferro a cielo aperto (una volta scoperte ci tornai almeno 4-5 volte in 15 giorni come attratto da uno strano magnetismo, a fare foto, a toccare certe zolle caldissime di terreno) dove la strada, l'unica strada percorribile in auto, diveniva solo un tracciato in terra battuta con del brecciolino buttato sopra. E ancora il rosso a dominare nel paesaggio, il rosso dei versanti colorati da quei minerali un tempo credo molto preziosi per l'economia di quell'isola.
Il mio ricordo, in definitiva, si potrebbe sintetizzare in una specie di bagno nel Rosso, con puntatine nell'Infrarosso, con gli effetti collaterali conseguenti.

20100802

La tazzina con le orecchie

Una tazzina da caffè del tipo convenzionale, ma con due manici, due orecchie appunto (prendendo spunto dal nome in gergo della ex Coppa dei Campioni). Perché due manici? Semplice, si evita il piattino quando si porta il caffè in giro per la casa alla ricerca di chi lo ha "ordinato" da lontano sentendoti armeggiare con la macchinetta in cucina. Il piattino è troppo servile, dà l'idea che sei davvero un cameriere. Invece il doppio manico è corretto. Evita contatti poco eleganti delle dita altrui col bordo della tazzina se si vuol offrire la presa dal manico. Nel caso opposto evita scottature di terzo grado al ricevente se chi lo offre ha già impugnato il manico, sempre se unico. E allora? Cosa aspettiamo ancora? Via! Via alla produzione della tazzina con le orecchie! Buttiamoci anche nella ceramica! Diversifichiamo!
E poi, signor Guzzini mandi ogni tanto un bonifico su quell'IBAN che giace tra le sue carte, così, con una cifra a piacere, ma lo mandi, la prego, lo mandi.

Il tergicervello

Ultima (ma solo per ora) creazione firmata ovviamente Aguzzini, ma brevettata modestamente da me è "Il tergicervello". Preciso fin da subito che nulla ha a che vedere con il "de-tergicervello" anche volgarmente detto "lavaggio del cervello", che, come noto, è pratica piuttosto invasiva e pertanto mai potrebbe la mia candida mente approvare. Anche se, a volte, e sottolineo solo a volte, i miei molto poco candidi bicipiti (che nel frattempo hanno raggiunto i 40 cm di circonferenza) vorrebbero esercitarsi un po' su un vero ring e non solo contro inutili sacchi pieni di nonsocché, ma lasciamo perdere. Torno al tergicervello.
Chi, tra i pensanti, non ha mai provato quella antipatica sensazione di annebbiamento che prende in alcuni momenti di particolare stanchezza mentale? Chi, sempre escludendo i non pensanti, non si è reso conto in certi periodi che la propria nota lucidità stava appannandosi? Chi, e qui ci metto tutti, non ha affidato allo "staccare la spina" le speranze di ritrovare le performance di un tempo? Benissimo, dopo queste 3 sciocche domande a cui è ovvio rispondere "nessuno" e qui usate solo come mero esercizio retorico per allungare il brodo altrimenti troppo concentrato, posso dire con certezza che quello che si pensa normalmente sul tema è tutto sbagliato. E vengo al punto.
Il segreto di tutto non sta nel dimenticare, o nel disimpegnarsi, o nel riposare, no. Il segreto di una rapidissima risalita agli antichi splendori sta solo nell'imparare una tecnica banale di accantonamento di alcuni pensieri che talvolta ci cadono inevitabilmente addosso, sporchi, fastidiosi, inutili, ovviamente non desiderati, come goccioloni di pioggia pieni di polvere mentre si guida su una bella superstrada tutta dritta e pianeggiante. Cosa si fa in quei casi? Si usa il tergicristallo, no? E quindi, analogamente, il tergicervello butta di lato quella inutile quantità di sciocchezze, di cazzate, sì, diciamo cazzate che è meglio, che non consentono di guardare oltre. Uno non guarda più la strada, ma si fissa sulla forma che i goccioloni assumono dopo essersi spiaccicati sul vetro, e ciò è mooolto pericoloso. Viceversa, se con rapidità si aziona il comando di questa utilissima funzione, ebbene, tutto torna perfetto e si può attraversare anche una vera e propria tempesta senza alcun disagio. Tutto in sicurezza.

- Sì, ma in concreto che è 'sto coso? Dove si mette, come funziona davvero?
- E io, secondo te, lo scrivo qua? Chist' so' proprio pazz'!

20100730

Accelerazione crescente

La "derivata" rispetto al tempo di uno spostamento è la velocità, e questo è un fatto noto. Se lo applichiamo alle civiltà, osserviamo senza alcun problema che i passi in avanti compiuti grazie agli Egizi, o ai Greci, o perfino ai Romani, hanno prodotto cambiamenti epocali di cui ancora oggi raccogliamo i frutti. E penso all'Astronomia, alla Filosofia o, più concretamente, al fatto che oggi percorrerò per centinaia di chilometri una strada progettata duemila anni fa (e che all'epoca, dopo la costruzione, era anche meglio manutenuta di oggi). La velocità con cui i cambiamenti sono avvenuti (derivata dei passi compiuti rispetto al tempo) ha mantenuto, per secoli, valori accettabili, nel senso che i nonni raccontavano aneddoti sentiti da piccoli ai nipoti e questi ultimi li consideravano esperienze molto simili a quelle che stavano vivendo e potevano trarne un beneficio (anche se ne dubito fortemente, perché alla fine si è sempre imparato sbagliando).
Passiamo agli ultimi cento anni. I passi avanti compiuti grazie ai Fisici, ai Chimici, o perfino ai Commercianti hanno prodotto cambiamenti continui di cui ci accorgiamo giorno per giorno senza aver ancora metabolizzato i precedenti. E penso alla Medicina, alla velocità di un jet che mi fa arrivare in Oceania in meno di un giorno (e se ci vado dagli USA ci arrivo la sera dello stesso giorno) o, più concretamente, al fatto che oggi guiderò un'auto con tanti di quegli optional che solo per elencarli mi servirebbe il vocabolario di Inglese, perché l'Italiano oramai si rifiuta proprio di star dietro alle evoluzioni tecniche. Un'auto senza chiave, per dirne uno in Italiano, innanzitutto, che manderebbe al manicomio non dico mio nonno, ma anche mio padre (che di chilometri in auto ne ha fatti...) solo per capire come si apre e come si accende. La velocità di tutti i cambiamenti è evidentemente crescente, quindi si farebbe meglio a parlare di accelerazione (derivata della velocità rispetto al tempo) a cui avvengono continue evoluzioni, compreso il campo delle comunicazioni e delle relazioni che esse inevitabilmente producono. Se racconto io (non mio nonno) una cosa che mi è accaduta da piccolo (non che è accaduta al nonno di mio nonno) a mio figlio, ebbene, egli mi guarda stupefatto. Non può proprio seguirmi nel discorso.
Direi che le accelerazioni cui ci stiamo sottoponendo sono preoccupanti per il fatto che mai nella sua lunga storia l'uomo ne ha subite di simili. Ed anche perché la variazione dell'accelerazione rispetto al tempo, la sua "derivata", si chiama contraccolpo. E non a caso.

20100729

Guldberg e Waage from Norway

Non sempre le reazioni chimiche procedono fino a completa consumazione dei reagenti. Molte reazioni raggiungono una situazione di equilibrio caratterizzata da una relazione fra le concentrazioni delle varie specie (reagenti e prodotti) tipica della reazione data. Cato Maximilian Guldberg (matematico) e Peter Waage (chimico) trovarono la forma di tale relazione, chiamata "legge di azione di massa".
La costante di equilibrio varia peraltro anche a seconda delle condizioni di temperatura presenti al momento della reazione. Non è pertanto strano immaginare che una reazione che a noi sembra scontato che debba per forza partire, abituati come siamo alle nostre solite condizioni di vita, possa venire totalmente inibita da una forte "gelata" improvvisa. Talvolta da considerare davvero provvidenziale, nel senso più stretto del termine.

Vicky il vichingo

Serie di cartoni animati a cui credo di essermi appassionato più di 30 anni fa, o forse esagero, chissà. Mi capita, talvolta, ancora di beccarne qualche puntata in quella miriade di canali televisivi che mi sono piovuti addosso col cosiddetto Digitale Terrestre. Troppo forte quando Vicky si strofina il nasino mentre escogita l'ennesimo geniale rimedio che salverà ancora una volta la nave su cui i fieri vichinghi della sua comunità si imbarcano in cerca di nuove avventure.
E la mamma di Vicky, nonché la donna dell'ottuso capo? Un mito. Balèn sarebbe il nome a lei più adatto, ed è tutto un programma. Peccato che compaia di rado perché meriterebbe una serie a parte. Mi fa scompisciare.

20100728

4te q1to voglio...

Né poco né troppo, ma il giusto. E così è, sempre più spesso.

4se q1do dormo...

Si legge, si studia, si scrive. Si rilegge, si ragiona, si ricorda. Rimescolamenti continui avvengono nel pentolone dove bolle la conoscenza del sé tra periodi diversi, tra materie diverse, tra contributi ricevuti e forniti. In un caos che produce stimoli, che è capace di cuocere ostici concetti rendendoli meno indigesti, di far emergere profumi anche da ingredienti di discutibile qualità. Poi si spegne il fuoco e si va a dormire.
Un tempo speravo di riuscire a rientrare nel bel sogno della notte precedente, interrotto a causa di un rumore, o di una zanzara molesta. Oggi ci riesco senza problemi. E' facile come ritornare in una certa stanza del mio castello, da quando è in mio possesso la chiave di quella porta che di giorno resta inevitabilmente chiusa. Chissà da chi, poi. E' quando sei dentro ed hai addosso l'armatura che hai faticosamente realizzato negli anni che comincia il divertimento di una giostra divenuta davvero molto gustosa.
E tu, dolcissima figlia, stamattina ridevi nel sonno, infatti. Finalmente.

20100721

Arrivederci, mostro!

Tutte queste luci, tutte queste voci
Tutti questi amici, tu dove sei?
Tutto questo tempo pieno di frammenti
E di qualche incontro e tu non ci sei
Tutte queste radio piene di canzoni
Che hanno dentro un nome, ecco chi sei.

Non ti sai nascondere per bene!
Quante volte sei passata, quante volte passerai
E ogni volta è sempre un colpo all’anima.

Tutto questo posto, forse troppo visto
Deve avere un guasto, tu non ci sei
Tutte quelle case piene di qualcuno
E fra quei qualcuno, tu con chi sei?
Tutte queste onde pronte a scomparire
Resta solo il mare, quando ci sei!

Non ti sai nascondere davvero!
Quante volte sei passata, quante volte passerai
E ogni volta è sempre un colpo all’anima
Quante volte sei mancata, quante volte mancherai
Un colpo al cerchio ed un colpo all’anima
Quante volte sei passata, quante volte passerai
E ogni volta è un colpo sordo all’anima
Quante volte sei mancata, quante volte mancherai.

Un colpo al cerchio ed un corpo all’anima
All’anima!

20100720

CC - Mondo

Ho visto un posto che mi piace, si chiama Mondo
Ci cammino, lo respiro, la mia vita è sempre intorno
Più la guardo, più la canto, più la incontro
Più lei mi spinge a camminare come un gatto vagabondo.

Uomini persi per le strade, donne vendute a basso costo
Figli cresciuti in una notte come le fragole in un bosco
Più li guardo, più li canto, più li ascolto
Più mi convincono che il tarlo della vita è il nostro orgoglio
Ma questo è il posto che mi piace si chiama Mondo
Sì, questo è il posto che mi piace.

Viviamo in piccole città - nascosti dalla nebbia
Prendiamo pillole per la felicità - misericordia
Non siamo virgole - amiamo l’Inghilterra
Crediamo nell'eternità.

Ho visto un posto che mi piace, si chiama Mondo
Dove vivo non c’è pace, ma la vita è sempre intorno
Più mi guardo, più mi sbaglio, più mi accorgo che
Dove finiscono le strade è proprio lì che nasce il giorno
Ma questo è il posto che mi piace si chiama Mondo
Sì, questo è il posto che mi piace.

Viviamo in piccole città - nascosti dalla nebbia
Prendiamo pillole per la felicità - misericordia
Non siamo virgole - amiamo l’Inghilterra
Viviamo dell’eternità.

Gira e gira e non si ferma mai ad aspettare
Sorge e poi tramonta come un delfino al mare
Muove la sua orbita leggero e irregolare
Distribuisce sogni e ritmo buono da danzare
Mondo cade, Mondo pane, Mondo d’abitare
Mondo che ci salva, Mondo casa da ristrutturare
Tutto è falso, tutto è vero, tutto è chiaro, tutto scuro
Questo è il posto che mi piace al di qua al di là del muro.


Viviamo in piccole città - nascosti dalla nebbia
Prendiamo pillole per la felicità - misericordia
Non siamo virgole - amiamo l’Inghilterra
Viviamo per l’eternità. Ma c'è chi può e chi non può.

20100719

Le Simmet Rie

Penso si sia abbastanza capito.
Sia che si parli di strutture, sia che si parli di organizzazione familiare e sia perfino che si discuta di canoni di bellezza esteriore, il mio avviso è che simmetrico sarebbe meglio.
Ma lo so benissimo che asimmetrico è molto più frequente.